Il taglio del cuneo fiscale con il meccanismo presentato ieri ai sindacati bonus Renzi ampliato per chi ha fino a 28mila euro di reddito, una nuova detrazione oltre quella cifra e fino a 40mila euro – non piace a tutti nella maggioranza. La viceministra all’Economia Laura Castelli lo definisce “solo una misura spot” in attesa della riforma complessiva dell’Irpef ma sostiene che la scelta di differenziare le modalità di fruizione è funzionale a evitare che qualcuno non riesca a sfruttare per intero il beneficio perché non ha un’imposta sufficientemente alta da godere dell’intera detrazione. Ma il vicecapogruppo di Italia Viva Luigi Marattin chiede invece di estendere i famosi “80 euro” (che fino ai 28mila euro diventeranno 100) a tutta la platea e “tenere le cose semplici”. Resta aperto anche il fronte degli incapienti, cioè quanto hanno redditi sotto gli 8.200 euro: non avevano diritto al bonus Renzi e anche stavolta restano a bocca asciutta. La partita dunque non è chiusa e se ne riparlerà la prossima settimana, quando il decreto con la misura finanziata in manovra dovrebbe arrivare in consiglio dei ministri.

La Castelli, intervistata da Repubblica, nega che in maggioranza “già si litighi” sull’intervento che interesserà 16 milioni di lavoratori. Intervento che i sindacati hanno accolto con favore visto che estende (pur con un decalage all’aumentare del reddito) i benefici a tutta la fascia dai 26.600 ai 40mila euro di introiti, oggi esclusa dal bonus Irpef renziano. “Abbiamo un obiettivo comune: non creare incapienti. Evitare cioè che qualcuno perda il beneficio. Ecco perché pensiamo sia più opportuno lasciare il bonus fino a una certa soglia e poi passare alla detrazione per un pezzetto di platea, perché questo ci aiuta a fare la riforma fiscale, tutta ancora da discutere in maggioranza”. L’altro tema, infatti, è quello della “nuova Irpef” che secondo l’esponente M5s arriverà già “da gennaio 2022” e su cui però quasi tutto è da decidere.

“Estendiamo e potenziamo il bonus 80 euro come stabilito, punto. Evitiamo l’utilizzo parziale delle detrazioni”, è invece la posizione di Marattin, “sia perché complicherebbe inutilmente il sistema sia perché c’è la possibilità che decine di migliaia di persone paghino più tasse rispetto al 2019 per una ragione tecnica, ma non per questo meno importante: a causa della nuova detrazione alcuni, specialmente coloro con molti figli a carico, potrebbero perdere il diritto alle vecchie detrazioni in quanto finirebbero tra gli incapienti”.

Sul problema dei cosiddetti incapienti, la Castelli risponde che è “un tema molto importante, trascurato dalla politica per anni, a partire proprio da chi ha costruito quegli 80 euro. L’Italia non può chiudere gli occhi di fronte a queste persone, sia lavoratori che pensionati”. E promette: “Posso garantire che saranno al centro della nostra riforma fiscale. Magari come destinatari di un assegno ad hoc. Il taglio delle tasse che stiamo definendo è solo una misura spot. Per noi non c’è cuneo senza riforma dell’Irpef”. Che, dice, “può costare meno di 20 miliardi, dipende da come si agisce. Noi 5Stelle puntiamo a introdurre il quoziente familiare“.

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