Il Mose tiene con il fiato sospeso i veneziani, che vi vedono ormai l’unico baluardo che li può difendere dalle acque alte. Ma anche i politici, che si rendono conto, in caso di malfunzionamento delle dighe mobili, di dover gestire un fallimento di proporzioni colossali, le cui colpe si distribuirebbero, a ritroso nel tempo, un po’ a tutte le forze politiche, da Forza Italia, al Pd e anche alla Lega. Per questo, non appena una delle prove di sollevamento alle bocche di porto della Laguna di Venezia va a buon fine, subito piovono commenti entusiasti. Alla Bocca di Porto del Lido si è svolto il primo test del 2020. Ha riguardato l’intera barriera composta da 20 dighe mobili nella parte a sud, tra l’isola artificiale al centro del canale e San Nicolò. L’innalzamento è iniziato alle 8.30 e si è concluso poco dopo le 13. Si replica il 3 marzo.

Uno dei primi commenti è venuto dalla ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, dal seminario del Pd nel Reatino. Con un lapsus. “Stanotte la prima prova sul Mose è andata bene…”. Ha probabilmente equivocato con l’ultima prova del 2019 che avvenne in orario notturno. Ha comunque preso la palla al balzo per aggiungere, riferendosi alle future acque alte: “Se si ripresenterà l’emergenza potremo alzare le paratie“. Una settimana fa, dopo un summit a Venezia, il super-commissario per il Mose, Elisabetta Spitz, aveva annunciato che le barriere in caso di emergenza potranno essere alzate non prima di sei mesi. Ben che vada, visto che l’acqua alta non è statisticamente un fenomeno estivo, se ne dovrebbe riparlare a ottobre. A giorni il super-commissario illustrerà il nuovo cronoprogramma che comunque non dovrebbe modificare la data di consegna dell’opera prevista per il dicembre 2021.

Il test è stato seguito in prima persona dal sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, che è anche commissario straordinario per l’acqua alta. “Prova delle paratoie del Mose a San Nicolò: riuscita!” ha twittato. E rivolto ai veneziani, ancora impegnati a fare i conti con i danni delle acque alte che si sono susseguite tra novembre e dicembre, ha scritto: “Continueremo l’operazione trasparenza e a fare pressione perché i lavori accelerino e vadano a completamento per la sicurezza della città: lo dobbiamo ai cittadini che vivono e lavorano a Venezia. Dimostreremo al mondo, anche per l’orgoglio nazionale e per la credibilità del Paese, che questa grande opera tecnologica funziona”.

Tra i danni indotti dall’acqua alta c’è il calo del turismo, che si annuncia scarso anche per Carnevale. “La ripresa è ancora molto lenta e Capodanno non è stata una giornata di festa per noi. – ha dichiarato Vittorio Bonacini, presidente dell’Associazione veneziana albergatori – Per il momento le prenotazioni ricevute non ci inducono a essere ottimisti: c’è ancora molta confusione. Per fare chiarezza a inizio febbraio, in collaborazione con l’Associazione stampa estera di Roma, avremo a Venezia, nostri ospiti, un centinaio di giornalisti delle testate di tutto il mondo perché i turisti internazionali sono ancora spaventati dalle immagini dell’acqua alta”.

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