Quella del “muro della gentilezza” è una bella cosa. I muri, di solito, dividono, proteggono, riparano escludendo. Renderli “gentili” mi pare un modo evoluto per rendere meno nette le divisioni. In questo caso tra chi ha qualcosa in più e chi in meno.

Marcel Mauss nel suo saggio Teoria del dono afferma che lo scambio di doni è uno dei modi più semplici e universali per relazionarsi con gli altri. La sua teoria prevede tre punti fondamentali: dare, ricevere (accettando quindi l’oggetto in dono) e ricambiare.

La parte più interessante del donare non risiede tanto e solo nel togliersi qualcosa per darlo a un altro ma nel fatto che, il ricevente, sarà a sua volta portato a ricambiare, in qualche modo, in qualche tempo in qualche forma. In questo modo, donando e contraccambiando, si creano le basi per una solidarietà sociale che mette in primo piano, sempre, la possibilità che viene data al ricevente il dono. Elevando, potenzialmente sempre, la dignità umana di chi, a volte, si trova ai margini della nostra società perché ha perso tutto e non ha più nulla. In beni materiali e in risorse relazionali.

L’idea rivoluzionaria del dono è proprio questa. Non dissimile dal mettere gli ultimi al primo posto. Perché nessun uomo e donna possa mai essere visto come incapace di umanità nei confronti di un suo simile. La sola caratteristica che fa di noi esseri umani. Si tratta di un’operazione immaginaria. Capace di immaginare che nessuno mai può essere tanto povero e deprivato da non poter essere utile a un altro essere umano. Nessuno è mai così povero da non poter aiutare.

Donare i propri abiti, a Milano, nel regno della moda, assume un sapore rivoluzionario, più che in altre città.

In tempi di fashion renting (il noleggio dei vestiti online che avrà nei prossimi anni una fetta di mercato di qualche miliardo di dollari) e di fast fashion (acquisto spesso compulsivo di vestiti usa e getta la cui produzione sfrenata impatta in modo preoccupante sulla sostenibilità degli ecosistemi) mi pare che riutilizzare abiti usati e dare loro una seconda vita sia una controtendenza (diffusa per fortuna) da tenere in valida considerazione, sempre. Fare trovare gli abiti appesi a un muro, ancora di più potrebbe riuscire a rendere questi abiti capaci di straordinarie contro reazioni d’amore.

Sarebbe anche bello pensare che chi ha bisogno di aiuto lo potrà trovare senza chiedere, semplicemente prendendolo. Siamo pronti a stupirci? Speriamo di sì!

Foto tratta da Facebook

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