“Io credo che il celibato” dei sacerdoti “abbia un grande significato” ed è “indispensabile perché il nostro cammino verso Dio possa restare il fondamento della nostra vita”. A parlare è il Papa emerito Benedetto XVI in un libro scritto insieme al cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. Il porporato africano è da tempo noto per i suoi volumi nei quali emerge un magistero molto più affine a quello di Ratzinger che a Bergoglio. Ma questa volta a fare rumore sono principalmente due cose. La prima è che il cardinale ha scritto un testo a quattro mani con il Papa emerito, che uscirà in libreria il 15 gennaio 2020, di cui Le Figaro ha pubblicato un’anticipazione destinata a fare molto rumore all’interno della Chiesa cattolica e non solo. E la seconda è la ferma presa di posizione di entrambi a favore del celibato sacerdotale. “Non possiamo tacere” scrivono in merito Ratzinger e Sarah citando una note frase di Sant’Agostino.

Perché questa presa di posizione? Sulla scrivania di Papa Francesco è al vaglio l’esortazione apostolica sul Sinodo dei vescovi sull’Amazzonia che Bergoglio dovrà firmare a breve. Lui stesso aveva espresso il desiderio di pubblicarla entro il 2019, ma poi gli impegni del Pontefice hanno fatto slittare l’emanazione del documento. In questo testo Francesco dovrà anche comunicare la sua decisione in merito ai preti sposati. I vescovi, infatti, con 128 placet contro 41 non placet, hanno deciso di concedere ai diaconi permanenti, ovvero uomini sposati che hanno ricevuto il primo grado dell’ordine sacro, la possibilità di essere ordinati sacerdoti. È evidente allora come quello di Sarah e Benedetto XVI sia un tentativo per fare ulteriore pressione su Francesco affinché non approvi questa storica apertura. A fare riferimento proprio alla recente assemblea dei vescovi sull’Amazzonia, parlando però di “uno strano Sinodo dei media che ha prevalso sul Sinodo reale”, sono gli stessi Ratzinger e il cardinale africano. “Ci siamo incontrati – scrivono i due autori – abbiamo scambiato le nostre idee e le nostre preoccupazioni. Lo facciamo in uno spirito di amore e di unità nella Chiesa. Se l’ideologia divide, la verità unisce i cuori”. Parole da leggere come un vero e proprio intervento a gamba tesa nel magistero di Francesco.

“Molte delle comunità ecclesiali del territorio amazzonico – si legge nel documento finale del Sinodo – hanno enormi difficoltà di accesso all’Eucaristia. A volte ci vogliono non solo mesi, ma anche diversi anni prima che un sacerdote possa tornare in una comunità per celebrare l’Eucaristia, offrire il sacramento della riconciliazione o ungere i malati nella comunità. Apprezziamo il celibato come dono di Dio nella misura in cui questo dono permette al discepolo missionario, ordinato al presbiterato, di dedicarsi pienamente al servizio del popolo santo di Dio. Esso stimola la carità pastorale e preghiamo che ci siano molte vocazioni che vivono il sacerdozio celibe. Sappiamo che questa disciplina non è richiesta dalla natura stessa del sacerdozio, anche se possiede molteplici ragioni di convenienza con esso. Nella sua enciclica sul celibato sacerdotale, San Paolo VI ha mantenuto questa legge e ha esposto le motivazioni teologiche, spirituali e pastorali che la sostengono. Nel 1992 l’esortazione post sinodale di San Giovanni Paolo II sulla formazione sacerdotale ha confermato questa tradizione della Chiesa latina”.

Per i padri sinodali, però, “considerando che la legittima diversità non nuoce alla comunione e all’unità della Chiesa, ma la manifesta e la serve, come testimonia la pluralità dei riti e delle discipline esistenti, proponiamo di stabilire criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente, nel quadro della Lumen gentium 26, per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica. A questo proposito, alcuni si sono espressi a favore di un approccio universale all’argomento”. Una precisazione non da poco conto che accoglie la richiesta emersa durante il dibattito di convocare in futuro un Sinodo dei vescovi sul celibato sacerdotale.

Sarah ha partecipato all’assemblea sull’Amazzonia in qualità di membro di diritto, essendo uno dei capi dicastero della Curia romana. In aula la sua opposizione ai preti sposati è stata sempre molto forte. Ora arriva questo ulteriore tentativo, sostenuto da Benedetto XVI, di fare in modo che Bergoglio non ratifichi la decisione dei vescovi. Ma Sarah e Ratzinger non sono gli unici che stanno facendo pressioni su Francesco. Anche l’ex presidente della Conferenza episcopale italiana, il cardinale Camillo Ruini, si è recentemente espresso, in un’intervista al Corriere della Sera, contro le aperture decise dal Sinodo. “In Amazzonia, e anche in altre parti del mondo, – ha spiegato il porporato – c’è una grave carenza di sacerdoti, e le comunità cristiane rimangono spesso prive della messa. È comprensibile che vi sia una spinta a ordinare sacerdoti dei diaconi sposati, e in questo senso si è orientato a maggioranza il Sinodo. A mio parere, però, si tratta di una scelta sbagliata. E spero e prego che il Papa, nella prossima esortazione apostolica post sinodale, non la confermi”.

Per Ruini sono principalmente due i motivi per cui si tratta di una decisione errata. “Il celibato dei sacerdoti – ha spiegato il porporato – è un grande segno di dedizione totale a Dio e al servizio dei fratelli, specialmente in un contesto erotizzato come l’attuale. Rinunciarvi, sia pure eccezionalmente, sarebbe un cedimento allo spirito del mondo, che cerca sempre di penetrare nella Chiesa, e che difficilmente si arresterebbe ai casi eccezionali come l’Amazzonia. E poi oggi il matrimonio è profondamente in crisi: i sacerdoti sposati e le loro consorti sarebbero esposti agli effetti di questa crisi, e la loro condizione umana e spirituale non potrebbe non risentirne”. Un tentativo, dunque, secondo il cardinale di evitare in futuro di avere sacerdoti sposati. Parole in perfetta sintonia con quelle di Ratzinger e Sarah. Ma l’ultima decisione ora tocca a Bergoglio.

Twitter: @FrancescoGrana

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