Aveva partecipato alle selezioni del Grande Fratello, aveva invitato i fedeli a non pagare le tasse ingiuste e si era detto favorevole alla riforma sulla legittima difesa. Don Marino Ruggero, 54 anni, parroco di San Lorenzo ad Albignasego, popolosa cittadina in provincia di Padova, è stato rimosso dall’incarico. Lui dice: “Ero scomodo”. La Diocesi spiega di aver aperto un’indagine per comportamenti non propriamente corretti, senza spiegarne la natura. I fedeli insorgono, annunciano raccolte di firme, lettere da inviare in Vaticano: insomma, rivogliono il loro parroco.

Il momento ufficiale di chiarimento è avvenuto in una chiesa gremita di fedeli, per la celebrazione della messa del sabato sera da parte del vicario vescovile monsignor Giuliano Zatti e di don Lorenzo Celi, inviato tempo fa dal vescovo per verificare la situazione. All’esterno i fedeli avevano affisso uno striscione: “Don Marino ti aspettiamo”. All’interno il vicario ha letto una lettera del vescovo Claudio Cipolla: “Nel corso dell’ultimo anno sono giunte varie segnalazioni relative a comportamenti personali non conformi allo stato clericale che hanno consigliato l’apertura di un’indagine. Raccolti ulteriori elementi, il vescovo ha avviato un provvedimento di rimozione. A fronte di tale decisione, don Marino il 2 gennaio ha rassegnato le dimissioni”.

L’interessato aveva anticipato il vescovo con un post sulla sua pagina Facebook: “Cari amici, ho dato liberamente le dimissioni in accordo con il vescovo Cipolla. E le ho date proprio perché desidero che sia fatta verità. Quindi vi chiedo di rispettare la mia scelta e di evitare ulteriori commenti sui social. Grazie”.

Che cosa sia successo, lo sanno soltanto don Marino e la Curia. Di solito l’espressione che richiama a “comportamenti personali” allude a frequentazioni in conflitto col celibato. E su questo punto le chiacchiere in paese corrono da mesi. Ma i fedeli vicini al loro ormai ex parroco sostengono, invece, che sia stato lo stile di rinnovamento ad aver dato fastidio al vescovo, l’aver messo in discussione equilibri tra preti e laici che erano durati per 27 anni, il lungo periodo coperto dal suo predecessore. Forse, addirittura la scoperta di un’allegra gestione delle casse parrocchiali prima del 2017, quando don Marino prese servizio ad Albignasego.

In chiesa, dopo la lettura della lettera di monsignor Cipolla, i fedeli hanno rumoreggiato e applaudito polemicamente. Secondo le cronache locali, un compassato signore ha gridato: “Vergognatevi! Avete il coraggio di venire qui dopo essere riusciti ad annientare un uomo che per noi ha fatto solo del bene”.

Non sembra esserci pace nel clero della Diocesi di Padova. In passato ci furono gli scandali di don Andrea Contin per incontri a luce rosse con alcune parrocchiane a San Lazzaro, nella periferia del capoluogo. Il sacerdote nel 2018 patteggiò un anno di reclusione per le minacce a una donna e fu ridotto allo stato laicale. Don Roberto Cavazzana, parroco di Carbonara di Rovolon, che ammise la partecipazione a qualche incontro con don Contin, è invece rientrato nei ranghi della Chiesa dopo un anno di riflessione in una comunità di recupero.

A San Lazzaro, in precedenza, aveva prestato servizio don Paolo Spoladore, chiamato anche don Rock perché, tra l’altro, cantava e suonava la chitarra. Un test del dna ne ha riconosciuto la paternità del figlio di una psicologa con cui aveva avuto una relazione. Oggi ha una società che si occupa di “corsi di formazione interiore” a pagamento. Ma da Tencarola a Vigonza, da Bagnoli a Due Carrare, altri casi di sacerdoti che hanno lasciato la tonaca per amore o sono stati denunciati per atti osceni hanno riempito di incubi il sonno dei vescovi padovani. Don Marino non ha intenzione di spretarsi, visto che sembra aver accettato con disciplina le decisioni del vescovo.

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