Fininvest riesce a spuntarla. Nell’assemblea di Mediaset, la holding della famiglia Berlusconi fa passare le modifiche allo statuto di Media For Europe (Mfe), il progetto di tv paneuropea che prevede la creazione di una holding di diritto olandese in cui far confluire tutti gli asset del Biscione. Ma il clima fra i soci resta incandescente. Durante l’assise volano gli stracci: il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, accusa Vivendi di aver creato “un immobilismo che ci porta al declino” e di agire “in palese conflitto di interesse” con “il solo obiettivo di distruggere valore e non permettere a un concorrente di crescere”. Dal canto loro, i francesi definiscono Mfe “un piano abusivo che priva gli azionisti di minoranza dei loro diritti”. Difficile del resto immaginare da Parigi una diversa reazione: ancora un volta i francesi non hanno potuto esercitare il diritto di voto per l’intera partecipazione (28,8%) che in parte è detenuta direttamente da Vivendi (9,61%) e in parte è stata affidata alla Simons fiduciaria (19,19%) in seguito ai rilievi di Agcom relativi alle violazioni della legge Gasparri.

Come già accaduto in passato, il consiglio di amministrazione di Mediaset ha aperto le porte dell’assemblea alla sola Vivendi per la quota detenuta direttamente. Il cda del Biscione ha ribadito che, a suo avviso, la partecipazione affidata alla fiduciaria è detenuta da Vivendi “in violazione” del contratto dell’aprile 2016 sulla cessione di Mediaset Premium, successivamente sfumata e finita al centro di una battaglia legale fra Vivendi e Fininvest.

Così, con l’esclusione della quota detenuta dalla Simons fiduciaria, le modifiche allo statuto di Mfe, sono passate con il 79,85% dei voti favorevoli, pari al 48,28% del capitale sociale e il 19,72% dei voti contrari, pari al 11,92% del capitale. Fra questi ultimi, quelli di Vivendi, che ha in corso una dura battaglia legale con Finivest sul caso Premium. Una vicenda quest’ultima su cui Confalonieri spera venga presto fatta chiarezza. Anche perché intanto, come ha spiegato il presidente di Mediaset, Vivendi sta “cercando di mettere in stallo Mediaset con il solo intento di perseguire mire e obiettivi soggettivi a spregio della società e di tutti gli azionisti, italiani e spagnoli”. Sulla nascita di Mfe, per Confalonieri, Vivendi “invece di plaudire e favorire questo processo, vorrebbe impedirci, attraverso una serie di azioni legali pretestuose, di ottenere benefici industriali derivanti dall’operazione paneuropea e dai possibili vantaggi per tutti gli azionisti nel medio periodo”.

Tuttavia è un fatto che Mediaset sia stata costretta dal tribunale di Milano ad approvare una modifica allo statuto di Mfe. Un cambiamento che, secondo Confalonieri, “migliora in più parti i diritti degli azionisti di minoranza”. Ma che per Vivendi è solo l’eliminazione di previsioni “illegittime” studiate in chiave antifrancese senza “ripristinare i diritti degli azionisti di minoranza.” A questo punto, come ha spiegato l’amministratore delegato di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi, il Biscione ha intenzione di tirar dritto per la sua strada chiudendo la partita entro il prossimo 4 marzo. “Se i tribunali ci danno l’ok”, ha aggiunto Berlusconi. Nell’udienza fissata per il prossimo 21 gennaio, il tribunale di Milano dovrà infatti valutare le modifiche statutarie appena approvate.

Intanto, salvo colpi di scena, è ormai evidente che Vivendi non avrà un ruolo rilevante nei futuri progetti di sviluppo di Mfe, che oltre alla presenta in Italia e Spagna, potrà contare anche su una partecipazione di peso (15%) della tedesca Prosiebensat. Una partecipazione che potrebbe anche aumentare, come ha lasciato intendere Berlusconi a margine dell’assemblea Mediaset. “Sono passati quattro anni circa dalla firma del contratto vincolante per la cessione di Premium, tre anni e mezzo da quando hanno unilateralmente deciso di non rispettare l’accordo e poco più di tre anni dalla loro scalata su Mediaset – ha ricordato Confalonieri – Dopo tutto questo tempo non abbiamo ancora capito quale fosse l’obiettivo di Vivendi. Non abbiamo mai avuto il piacere di ascoltare alcuna proposta industriale proveniente dalla loro sponda che potesse avere un minimo di concretezza”. Insomma, “nessuna idea, progetto, ipotesi di partnership che potesse rendere l’azienda più forte e redditizia a beneficio di tutti gli azionisti”. Fininvest in primis, naturalmente.

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