Gli storici clan della criminalità barese avevano messo le mani su slot machine. È quanto ricostruito dalla Guardia di finanza al termine di un’indagine che ha portato a 36 arresti, nove dei quali ai domiciliari.

Dall’inchiesta, coordinata dalla Dda di Bari guidata da Giuseppe Volpe, è emerso che i membri dell’organizzazione avevano concentrato i propri interessi sull’installazione e sulla gestione degli apparecchi di videopoker nei negozi e nelle sale gioco in città.

Dei 36 soggetti coinvolti nell’inchiesta, condotta dagli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Bari e da quelli del Gico, alcuni appartengono a storici clan baresi: gli Anemolo, gli Strisciuglio e i Capriati. Oltre agli arresti, i finanzieri di Bari e dello Scico di Roma stanno eseguendo sequestri di beni per un valore complessivo di oltre 7,5 milioni.

Agli indagati, in totale 49, sono contestati, a vario titolo, i reati di illecita concorrenza con violenza e minaccia, con l’aggravante del metodo mafioso, estorsione, riciclaggio, usura, contrabbando di sigarette e detenzione abusiva di armi clandestine. I fatti contestati risalgono agli anni tra il 2012 e il 2019.

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