Un tavolo tecnico con Turchia e Russia e una data per la conferenza di Berlino. Sono queste le priorità dichiarate del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, dopo l’incontro avvenuto nella serata di martedì con l’omologo turco, Mevlut Cavusoglu, a Istanbul. “Siamo d’accordo ad aprire un tavolo tecnico con la Turchia e anche con la Russia perché in questo momento, per trovare una soluzione alla crisi libica” oltre a “partner come gli Stati Uniti ci sono Paesi importanti come la Russia, l’Egitto e la Turchia che sono fondamentali”, ha dichiarato il capo della diplomazia italiana. “Felice di dare il benvenuto al ministro degli Affari Esteri italiano Luigi Di Maio – ha dichiarato Cavusoglu – Le nostre strette relazioni in vari settori miglioreranno ulteriormente. Avremo scambi di opinioni su questioni internazionali, in particolare la crisi in Libia“.

“È importante dialogare con tutti e trovare una soluzione tutti insieme”, ha aggiunto il ministro italiano. E per fare questo, il primo step deve essere quello di fissare il prima possibile una data per la conferenza di Berlino sulla Libia, in ballo ormai da settimane. In Libia “il nostro obiettivo è raggiungere la pace – ha continuato Di Maio – Per raggiungere la pace serve un cessate il fuoco e serve immediatamente una data per la conferenza di Berlino, perché è la conferenza che mette intorno a un tavolo i Paesi che interferiscono nella guerra civile libica”.

Una crisi, quella in corso al di là del Mediterraneo, che rappresenta il dossier più importante sulle scrivanie della Farnesina: “La Libia ci interessa più di tutti gli altri Paesi perché è a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste”. Nel Paese nordafricano “oggi non c’è solo un problema migrazione ma c’è un rischio terrorismo perché l’instabilità crea terrorismo”. E per arrivare a una de-escalation è necessario che gli attori regionali si siedano intorno a un tavolo e la smettano di fare da carburante alle aspirazioni delle varie fazioni presenti sul territorio: “Credo che la questione libica abbia un problema più grande che è l’interferenza in generale. Questa è diventata una proxy war in cui ci sono un sacco di Paesi che interferiscono. Il nostro obiettivo è raggiungere la pace”.

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