Da poco tempo c’è in rete una petizione rivolta ai massimi rappresentanti della politica nostrana avente ad oggetto le nostre foreste: il titolo è “Foreste italiane: un patrimonio inestimabile sotto attacco”. La petizione – promossa dallo scrittore e ambientalista Diego Infante – ha già ampiamente superato le 60mila firme, segno che il tema è molto sentito. Ma, appunto, qual è il tema?

Il tema è che, come bene ammonisce il titolo, oggi le foreste italiane sono oggetto non già di tutela, ma di sfruttamento, o, meglio, spesso, di vera e propria rapina. Complici le centrali a biomasse, nate per bruciare gli scarti delle potature e convertitesi in mostri mangia-alberi. E complice, in particolare, il Testo Unico in materia di Foreste e Filiere Forestali (Tuff), licenziato dal governo Gentiloni alla fine del mandato per far contenti gli operatori del legno. Un provvedimento normativo che privilegia lo sfruttamento economico delle foreste, a discapito del loro ruolo ecologico e della biodiversità.

Del resto, i segnali che ormai si opera in un campo di sfruttamento e non già di tutela sono sempre più evidenti. Persino, in piccolo e in ambito urbano, nelle capitozzature degli alberi, indiscriminate, eseguite anche in periodi non idonei e senza seguire le regole di buona tecnica. Purtroppo, gli esempi di tagli e scempi non si contano più e non ne vanno esenti neppure le aree protette: dalla Riserva Naturale del Farma in Toscana al taglio insensato nella tenuta di Procoio ad Ostia (definito “l’Amazzonia di Roma”).

Questo, molto sinteticamente, il quadro all’interno del quale nasce la petizione. E cosa chiede quest’ultima? Innanzitutto che la competenza in materia di boschi e foreste transiti dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali al ministero dell’Ambiente, cioè dalla visione produttivistica a quella di tutela. Poi essa si fa portavoce di una proposta di più ampio respiro: riportare la competenza sui boschi pubblici e privati dagli enti locali allo Stato centrale (tramite riforma costituzionale). Inoltre propone di acquisire al demanio dello Stato i boschi di maggior pregio e quelli “di protezione”, che difendono il territorio da valanghe e dissesto idrogeologico.

Questi, in sintesi, i ragionevoli obiettivi. Ancor più ragionevoli se si considera la criticità della situazione sotto l’aspetto idrogeologico nella nostra penisola. Ricordiamo in proposito che l’Ispra, nell’edizione 2018 del Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia, denunciava che era in una situazione di rischio idrogeologico ben il 91% dei Comuni italiani! E proprio gli alberi, proprio le foreste sono un baluardo, un freno al degrado, oltre a contribuire a migliorare la qualità dell’aria.

Nel suo ultimo, prezioso libro La nazione delle piante, Stefano Mancuso afferma: “La deforestazione dovrebbe essere trattata come un crimine contro l’umanità, e punita di conseguenza. Perché è di questo che realmente si tratta.” Altro che incentivare il taglio per legge! Firmate la petizione. E leggete il libro.

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