Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte raddrizza il timone. Mentre il suo predecessore e socio della sua maggioranza Matteo Renzi continua a far pesare la presenza sua e soprattutto del suo gruppo parlamentare, proprio su Autostrade e prescrizione – i temi sollevati ieri dal leader di Italia Viva – il capo del governo dà la linea. Per quanto riguarda le concessioni autostradali, dice Conte, “stiamo per chiudere questo dossier. Ci confronteremo all’interno della maggioranza perché tutti siano coinvolti nella dimensione politica della decisione finale. Ma è evidente che a fondamento di tale decisione ci dovranno essere valutazioni tecnico-giuridiche sull’inadempimento del concessionario. Solo così rispetteremo la memoria delle vittime della tragedia del ponte Morandi e garantiremo la tutela degli interessi pubblici”. In conclusione, “giunti a questo stadio di analisi è evidente che qualcuno ha sbagliato e ha commesso negligenze gravi e imperdonabili“.

Sulla riforma della prescrizione, poi, entrata in vigore il primo gennaio, che Matteo Salvini (che l’ha votata) definisce “uno scempio“, Conte non ha nessun dubbio. “La garanzia per il sistema – risponde in una lunga intervista a Repubblica – è assicurata dal fatto che insieme allo stop alla prescrizione abbiamo messo in campo una azione di investimenti nel settore giustizia che non si vedeva da 20 anni. Dobbiamo varare la riforma del processo penale per velocizzare ancor più i processi e assicurare la loro ragionevole durata”. D’altra parte, sottolinea, “si parla quasi esclusivamente di prescrizione senza discutere tutti i vari aspetti di riforma del processo penale. Il vero rischio è rappresentato da uno Stato che non sa dare risposte ai cittadini, non riesce a concludere i processi in tempi brevi, non fa scontare ai colpevoli la giusta pena”.

E se Italia Viva votasse davvero con il centrodestra contro la riforma Bonafede? Conte butta acqua sul fuoco: “Italia Viva – risponde – afferma di voler dare un contributo importante così come le altre forze di maggioranza. Ora abbiamo l’occasione per farlo. Abbiamo la possibilità di realizzare riforme tanto attese, sarebbe imperdonabile, anche sul piano politico, non cogliere questa opportunità. L’instabilità è un danno, di cui rispondere peraltro davanti agli italiani“.

Ma il messaggio alla maggioranza non si conclude qui. Sulla tenuta del governo, Conte richiama a “senso di responsabilità e bene comune“. “Bisogna lavorare fianco a fianco per realizzare alcune essenziali riforme che il Paese attende da tempo”, afferma Conte. Tra le misure necessarie, il premier elenca gli investimenti green, il sostegno alle famiglie e alla natalità, la riforma dell’Irpef per abbassare le tasse, la lotta all’evasione e il miglioramento della giustizia.

Il premier ribadisce di non voler fondare un partito. “Ho l’onore e l’orgoglio di rappresentare il mio Paese, questo lo considero il principale cambiamento nella mia vita. I sondaggi non solleticano la mia vanità. Resto con i piedi per terra. I cimiteri sono pieni di persone che si ritenevano indispensabili”. Il presidente del Consiglio ribatte all’accusa di trasformismo – “non ho cambiato le mie idee” – e sul suo primo esecutivo dice: “Sono rimasto molto deluso dalla leadership di Salvini. Però penso che quel governo abbia avuto una funzione storica, incanalando nelle istituzioni la rabbia e la voglia di cambiamento ed evitando derive pericolose”.

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