di Maurizio Donini

Il movimento delle Sardine ha preso vita il 15 novembre scorso e ha subito occupato le prime pagine dei media: i quattro ragazzi che hanno riempito le piazze con il mantra ‘Bologna non si lega’, uscendo poi dai confini cittadini e contaminando il resto d’Italia, sono diventati moderne icone urbane. Vedere piazze piene di ragazzi che stanno pacificamente e gioiosamente assieme piuttosto che stazionare sui social è indubbiamente bello e confortante, ma è doveroso porsi una domanda: tutto ciò è utile alla causa?

Perché i commentatori e una larga parte di giornalismo hanno subito cavalcato l’onda, correndo a intervistare, scoprendo ogni loro segreto, analizzando il fenomeno delle Sardine, la sinistra in caduta libera da anni ha visto la stella cometa che annuncia una nuova rinascita, ma pare che tutti abbiano dimenticato la lezione di Berlinguer. L’illuminato leader politico soleva ricordare come le piazze piene di elettori fossero molto belle a vedersi, ma ammoniva che chi va in piazza ha già deciso di votarti; sono quelli che non vanno in piazza che devi convincere.

In questo la proposta politica delle Sardine ha finora fallito senza mezzi termini, debole nell’oggetto centrato solo sul ‘no alla Lega’, ha portato in piazza chi già votava per la sinistra, senza aggiungere un solo voto alla matrice rossa o giallo-rossa governativa, anzi. Il sondaggio Swg, notoriamente l’ente più affidabile, l’11 novembre, ultima data ante-sardine, segnava la Lega al 34,5%, il Pd al 18,6%, il M5S al 15,8%, FdI al 9,5%, Forza Italia al 6,2%, Italia Viva al 5,6%. Complessivamente l’asse di centro-destra segnava il 50,2% contro un 40% del centro-sinistra al governo.

Dopo oltre un mese di Sardine, visti gli entusiasmi accesi da tanti illustri esegeti pronti a fare assurgere un flash-mob a nuova forza politica trainante della sinistra italiana, sarebbe lecito aspettarsi un ribaltamento dei numeri sopra riportati. La realtà rispecchia però le alte parole di Berlinguer: le sardine non hanno spostato un solo voto da destra a sinistra. L’ultimo sondaggio di questo 2019 datato 23 dicembre racconta che la Lega, dopo alcune settimane di flessione, torna a crescere, facendo segnare un +0,7% e risalendo al 32,9%; sale anche Fratelli d’Italia al 10,5%; continua la discesa di Forza Italia che si ferma al 5,5%; possiamo aggiungervi Cambiamo! di Toti al 1%. Complessivamente le forze della destra raggiungono il 49,9%, appena un filo sotto il 50,2% dell’11 novembre.

La sinistra governativa paga pesantemente, altro che nuove speranze derivanti dalle piazze! Il Pd si ferma al 17%, il M5S al 15,7%, continua l’emorragia da Italia Viva di Renzi, che perde lo 0,4%, ed è appena al 4,7%; in crescita invece la costellazione della Sinistra che arriva al 3,7% (+0,2%) e Azione di Calenda che sale al 3,3% (+0,3%). I Verdi, invece, sono in calo (-0,3%) e fanno segnare un 2%, mentre +Europa guadagna lo 0,2% e arriva all’1,6%. L’area di governo con la sinistra è al 48%.

Se il trend si confermerà anche nel 2020 ci sarà poco da gioire e confortarsi per i flash-mob delle Sardine. In Emilia-Romagna i due contendenti sono quasi appaiati, e in una regione dove l’unico dubbio era il margine di vittoria della sinistra è un segnale pesante; aggiungendo che i sondaggi qui dovrebbero tenere presente che molti elettori emiliani non direbbero mai apertamente di votare Lega, salvo poi barrarne la casella nel segreto dell’urna.

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