La corte d’Assiste di Milano ha assolto Marco Cappato con la formula “perché il fatto non sussiste”. L’esponente dei radicali era accusato di aiuto al suicidio per la morte di Dj Fabo. La sentenza era largamente attesa dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale sul fine vita: la procuratrice aggiunta Tiziana Siciliano aveva chiesto l’assoluzione sottolineando come nel caso di Cappato esistevano tutti i quattro requisiti indicati dalla Consulta per escludere la punibilità. “Fabiano mi avrebbe chiesto di festeggiare, siamo arrivati alla vittoria per lui – ha commentato Valeria Imbrogno, compagna di Fabiano – La battaglia continua per tutti gli altri”. E aggiunge: “Ora spero che avvenga anche qualcosa a livello politico”. Lo stesso auspicio espresso dall’avvocata Filomena Gallo: “Ora ci aspettiamo una legge“.

In aula era presente anche la fidanzata Valeria Imbrogno, che dopo la sentenza ha esultato: “Fabiano oggi, insieme a me, avrebbe festeggiato perché è una battaglia in cui credeva fin dall’inizio. Adesso la battaglia continua per tutti i futuri casi che avranno bisogno di aiuto. Fabiano ha fatto tutto questo per dare la possibilità alle persone di poter essere libere di scegliere e oggi c’è riuscito”. “La strada che abbiamo intrapreso era giusta fin dall’inizio – ha aggiunto il legale Filomena Gallo, avvocata e segretario dell’associazione Luca Coscioni – grazie a Fabiano la Corte Costituzionale è intervenuta e oggi è arrivata l’assoluzione per Marco Cappato. Il nostro lavoro continuerà fino a quando in Italia non saremo liberi fino alla fine“. Secondo la procuratrice Tiziana Siciliano si tratta di “una sentenza davvero importante” sulla scorta della quale spera che “si possa finalmente dare una legge a tutti quelli che sperano”. Tra le reazioni, è arrivato il commento commosso di Mina Welby: “Marco Cappato per me è come un figlio, mi è stato tanto vicino nella vicenda di Piergiorgio: quando se ne andò, lui pianse, io no. Oggi tocca a me: lo stringo forte forte“. La vedova di Piergiorgio Welby – l’attivista affetto da distrofia muscolare – ha rivolto un pensiero anche alla madre di Cappato, scomparsa oggi mentre lui era in aula: “Marco sei stato grande, anche la sofferenza di tua madre ti ha aiutato ad arrivare alla scelta che hai fatto. Tua madre ora ti sorride libera. Libera da ogni sofferenza”.

Mentre era in aula, Cappato ha ricevuto la notizia della morte della madre, malata da tempo: i suoi legali hanno chiesto e ottenuto una breve sospensione dell’udienza, durante la quale ha passato qualche minuto con la moglie, per poi rientrare in aula prima degli interventi della difesa. Anche il procuratore Siciliano ha espresso le proprie condoglianze. Cappato era a processo per aver accompagnato Fabiano Antoniani, noto come Dj Fabo, in Svizzera nel febbraio 2017 per mettere fine alla sua vita nella clinica Dignitas. Fabo era tetraplegico dopo aver subito un grave incidente stradale, Cappato lo aveva aiutato con i preparativi sul piano legale e logistico: in udienza ha detto che il suo gesto è stato dettato da “una motivazione di libertà, di diritto all’autodeterminazione individuale, laddove non è la tecnica del tenere in vita o del far morire che è rilevante, ma la libertà di autodeterminazione, quella sì che è rilevante”. L’avvocata Filomena Gallo ha parlato di “un atto di disobbedienza civile” e aveva chiesto l’assoluzione in base a “principi costituzionali” come il “diritto all’autodeterminazione, quale è stato quello di Cappato”. La difesa aveva chiesto l’assoluzione dell’esponente dei radicali, “perché il fatto non costituisce reato” chiedendo alla Corte di fare “un passo avanti” e di avere “coraggio giuridico”. Il rappresentante dell’accusa aveva sottolineato che l’intervento della Consulta ha “tracciato il sentiero” e ha dato “precise indicazioni” rispetto all’ammissibilità di un aiuto al suicidio che “è totalmente sovrapponibile a quello probatorio”, un’ordinanza la cui “grandezza” è data “dalla tutela della fragilità umana e della sua sofferenza” e consente “di darsi una morte dignitosa”.

Il processo a Cappato si era interrotto dopo che il 14 febbraio 2018 il procuratore aggiunto Siciliano aveva sollecitato l’assoluzione per il tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. La Procura e i legali di Cappato avevano sollevato la questione di legittimità costituzionale della norma che stabilisce il reato di aiuto al suicidio, sottolineando come fosse in conflitto sia con la Costituzione sia con la Convenzione dei Diritti dell’Uomo per rimarcare “i principi della libertà di ciascun individuo di decidere come e quando morire”. Rilievi che la Corte presieduta da Ilio Mannucci Pacini aveva accolto, inviando gli atti alla Consulta. Il 25 settembre, con una sentenza storica, la Consulta ha escluso in determinati casi la punibilità dell’aiuto al suicidio e ha stabilito che saranno le strutture pubbliche del Servizio Sanitario Nazionale a verificare l’esistenza delle condizioni che lo rendono legittimo. Il procuratore aggiunto Tiziana Siciliano nella requisitoria ha citato la sentenza, che “al principio di sacralità della vita (…) sostituisce la tutela della fragilità umana”. Inoltre ha spiegato che nel caso di dj Fabo ricorrono tutti i quattro requisiti indicati dalla Consulta per escludere la punibilità dell’aiuto al suicidio, reato di cui risponde Marco Cappato.

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