Vincenzo De Bustis, ex direttore generale della Popolare di Bari (2011-2015) rientrato a fine 2018 nella veste di amministratore delegato, che parla di “cattivo management, irresponsabile, esaltato”, di “conti truccati“, di una politica del credito che “ha distrutto il patrimonio dell’azienda”. Specificando: “Taroccavate pure i conti economici delle filiali”. Ma con l’intervento dello Stato, anticipa, “la banca diventerà forte, voi potrete dire che abbiamo lo Stato dietro e quindi i soldi dateceli a noi, gli altri li sfondate”. Dal canto suo il presidente Gianvito Giannelli, in carica da luglio quando ha preso il posto dello zio Marco Jacobini, per rassicurare i dipendenti assicura: “Non c’è rischio di commissariamento, ci sarà un percorso light. Non stiamo parlando di Genova (Carige, ndr) né tantomeno delle Popolari venete. Sono esperienze passate che la Vigilanza non vuole ripetere né tantomeno vogliamo ripetere noi. La Banca d’Italia ci è molto vicina, io l’ingegnere De Bustis li sentiamo ai massimi vertici”. E’ la registrazione, pubblicata martedì da Fanpage.it, di un incontro avvenuto il 10 dicembre tra De Bustis, Giannelli e i manager dell’istituto. Che tre giorni dopo, a dispetto dell’ottimismo del presidente, è stato commissariato da via Nazionale per perdite.

“C’è un piano industriale serio in corso di definizione”, spiega Giannelli nell’audio, “che prevede gli interventi di investitori istituzionali, che sono una parte pubblica (Mediocredito centrale, ndr) e una privata (il Fondo interbancario). Ci sarà un percorso light. Non stiamo parlando di Genova, passata per il commissariamento, né tantomeno delle Popolari venete. Sono esperienze passate che la Vigilanza non vuole ripetere né tantomeno vogliamo ripetere noi. Abbiamo avviato un percorso di messa in sicurezza della banca, un percorso ufficiale, assistito dalla Vigilanza in tutti i passaggi. La Vigilanza ci sta supportando perché credono nella banca e nel suo capitale umano. Il percorso si chiuderà prima di Natale e parte dalla premessa che la banca non si tocca. I clienti vogliono sapere “i nostri soldi che fine fanno?”. Noi di qui a 15 giorni potremo dire che la banca è stata messa in sicurezza, è salva. La Banca d’Italia ci è molto vicina, io l’ingegnere De Bustis li sentiamo ai massimi vertici, quindi anche da questo punto di vista dovete essere tranquilli e capaci di irradiare tranquillità. C’è fortissima attenzione anche a livello politico, condivisa anche ai vertici del governo“.

De Bustis, che già in un’intervista al Corriere una settimana fa ha dato la colpa del buco sia alla recessione sia a “una gestione creditizia al di fuori delle regole, negli ultimi tre o quattro anni”, è più specifico ed entra nel dettaglio. “Il 18 di questo mese”, dice, “si firma un accordo in cui ci sono i nuovi proprietari che avranno la maggioranza dell’azienda. E’ bella la notizia, la banca diventerà forte dal punto di vista patrimoniale, avrà lo Stato dietro, voi potrete dire abbiamo lo stato dietro e quindi potrete andare dai clienti e dire “la popolare di Puglia e Basilicata non si regge in piedi, i soldi dateceli a noi”, e li sfondate se avete la forza e l’energia commerciale. E’ molto irresponsabile quello che è avvenuto negli ultimi 3-4 anni, un caso di scuola di managememt irresponsabile, esaltato. Quando sono venuto la prima volta (tra 2011 e 2015, ndr) c’era un signore coi capelli bianchi capo della pianificazione e controllo e gli dicevo: “Fammi vedere i dati delle filiali” e tutti i conti erano truccati, Truccavate, taroccavate i conti economici delle filiali”.

Poi parla dell’emissione di un green bond: “Perché ho rotto tanto le scatole per il green bond? Che cazzo me ne frega del verde? E’ un settore importantissimo ma è la tecnica che sta sotto, fare assistenza alle imprese cercando di non assorbire patrimonio e portando i soldi a casa. Questo si incrocia con un piano di ristrutturazione non semplice che è imprescindibile e prevede un taglio di organici molto importante, se no l’Europa non dà il permesso. I risultati dell’anno sono molto insoddisfacenti e c’è una storia molto negativa sul credito negli ultimi anni, nelle filiali e a livello centrale. Il credito è stata la palla di piombo che ha distrutto il patrimonio di questa azienda, 800-900 milioni. Il cost-income è indecente, al 100% quando alcune banche stanno al 50: abbiamo troppi costi e pochi ricavi”.

video gentilmente concesso da Fanpage.it

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