Una mail del 25 settembre 2014 con proposte di emendamenti allo “Sblocca Italia” inviate dalla segreteria dello studio di Alberto Bianchi alla posta elettronica di Antonella Manzione, ex capo dei vigili di Firenze nominata responsabile dell’ufficio Affari legislativi di Palazzo Chigi, quando il presidente del consiglio era Matteo Renzi. E poi un altro messaggio di posta elettronica che il 14 aprile 2014 l’avvocato Bianchi gira a Luca Lotti: è la mail di Luigi Scordamaglia, imprenditore diventato finanziatore della fondazione Open, la cassaforte che ha accompagnato l’ascesa politica dell’ex sindaco di Firenze. E un altro scambio tra Bianchi e Lotti in cui l’avvocato spiega di aver versato a Open e al comitato per il Sì al referendum costituzionale parte dei soldi ricevuti dall’avvocato dal gruppo Toto e dalla British American Tobacco

L’inchiesta – Sono le comunicazioni che secondo Repubblica e Corriere della Sera la Guardia di Finanza ha sequestrato nell’ambito dell’inchiesta sulla fondazione renziana, che era presieduta dallo stesso Bianchi, indagato per traffico di influenze e finanziamento illecito ai partiti. Secondo i magistrati il legale avrebbe favorito gli interessi dei finanziatori di Open, intercedendo con i vertici del governo. Nel registro degli indagati è finito per finanziamento illecito anche Marco Carrai, storico componente del Giglio magico e consigliere di amministrazione di Open. Anche Luca Lotti e Maria Elena Boschi sedevano nel cda dell’ente privato chiuso dopo che l’ex premier ha perso la leadership del partito. Nelle comunicazioni sequestrate, in pratica, quelli che erano i finanziatori della fondazione inviavano mail con richieste di emendamenti e modifiche a leggi in quel momento in discussione. Bianchi si incaricava di farle pervenire ai vertici di governo.

Le accuse – È proprio per fare chiarezza su quei finanzimenti che la procura di Firenze ha aperto un’indagine. In pratica secondo gli inquirenti alcuni finanziatori agiravano le regole pagando parcelle allo stesso avvocato Bianchi, che poi trasferiva i soldi a Open e interveniva con Palazzo Chigi per perorare gli interessi dei clienti- donatori. Parallelamente, altri donatori della fondazione renziana avrebbero finanziato le società di Carrai in Italia e all’estero: il sospetto degli investigatori è che anche quel modo fosse un escamotage per veicolare altri soldi.

La mail – Sospetti legati alle migliaia di atti acquisiti dagli investigatori durante le perquisizioni, il cui contenuto è riassunto negli atti depositati in vista dell’udienza davanti al tribunale di Riesame. In un “fascicolo rosso” trovato nello studio di Bianchi gli investivatori scrivono di aver trovato una “cartellina bianca intestata Sblocca Italia emendam contenente una mail del 25 settembre 2014 inviata dalla segreteria studio Alberto Bianchi e diretta a a.manzione@governo.it avente ad oggetto ‘emendamento’ e come allegato ‘proposta di emendamento dl sblocca Italia‘ e lo schema decreto legge misure urgenti per l’ apertura dei cantieri, la realizzazione delle opere pubbliche la digitalizzazione del Paese, la semplificazione burocratica, l’ emergenza del dissesto idrogeologico per la ripresa delle attività produttive”.

I soldi di Toto e delle sigarette – Un capitolo a parte hanno le comunicazioni tra Bianchi e Lotti. “Particolarmente significativo – scrivono i finanzieri – è l’appunto indirizzato da Bianchi a Lotti, datato 12 settembre 2016; in tale appunto Bianchi riferisce di aver avuto 750K “sulla base dell’ accordo con Toto” e che riceverà 80K “sulla base dell’ accordo con British American Tobacco“; quindi, informa di aver determinato, con l’ aiuto del commercialista il netto di 830K (750 + 80) in euro 400.838, somma che dichiara di aver versato per intero alla Fondazione Open ed al Comitato nazionale per il sì”. Nelle informative della finanza emerge “l’interessamento dell’ onorevole Luca Lotti all’epoca sottosegretario alla presidenza del consiglio dei ministri” nella vicenda del contenzioso tra Autostrade e il gruppo Toto. Bianchi assisteva il gruppo Toto e secondo gli investigatori si sarebbe confrontato con Lotti “i primi del mese di gennaio 2016… Avrebbe avuto una riunione e consegnato l’ appunto Toto, riferendogli l’esito di un incontro tenutosi il 5 aprile 2016 in merito alle trattative in corso“. Cioè il contenzioso in quel momento aperto tra il raggruppamento di imprese di cui faceva parte Toto e Autostrade per l’Italia. Secondo gli appunti sequestrati nello studio di Bianchi, l’avvocato voleva anche parlare con l’allora ministro delle Infrastrutture Graziano Del Rio, ma l’incontro non ci fu mai.

La parcella girata alla fondazione – Un interesse sarebbe stato dimostrato anche da Carrai. “Dall’esame della corrispondenza email e degli appunti manoscritti emerge che, ai fini delle trattative con Aspi, I’avvocato Alberto Bianchi si è avvalso di Carrai il quale avrebbe avuto contatti diretti e/o incontri con l’ amministratore delegato di Aspi, Castellucci“. È in questo quadro che Bianchi incassa 750mila euro dal gruppo Toto e ne versa 400mila euro a Open. “Le operazioni di trasferimento di denaro dal gruppo Toto a Bianchi e da Bianchi alla fondazione Open risultano in effetti dissimulare un trasferimento diretto di denaro dal gruppo a Open“, scrivono gli investigatori, specificando che Bianchi “si è interessato a modifiche inerenti il settore delle infrastrutture autostradali“. I pm Luca Turco e Antonino Anastasi spiegano che durante le perquisizioni “è stata rinvenuta documentazione afferente l’intromissione di Bianchi con riguardo a proposte di modifiche normative concernenti il differimento del pagamento dei canoni di concessione autostradale“.

I soldi alle società di Carrai – Sia Bianchi che Lotti erano nel cda di Open, ragione che per gli avvocati giustifica anche queste comunicazioni. Ma i pm vogliono capire se i finanziatori della fondazione che sosteneva Renzi abbiano goduto di eventuali vantaggi legislativi in loro favore dai governi guidati dal segretario del Pd. Già a fine novembre gli investigatori delle Fiamme gialle sono andati a perquisire le società che hanno finanziato la fondazione vicina all’ex premier: dal gruppo titolare di concessioni autostradali all’armatore Onorato fino, appunto, alla British american tobacco. Non sono indagati ma gli inquirenti vogliono “accertare quali siano i rapporti instauratisi tra la fondazione e i soggetti finanziatori”. La Finanza indaga anche sulle società di Carrai in Lussemburgo: la Wadi Ventures Management e Wadi Ventures Sea . Scrivono gli investigatori: “Va evidenziato come tali iniziative imprenditoriali (sia quelle lussemburghesi che quelle italiane) sono state avviate e portate avanti in concomitanza temporale con le attività della fondazione. Le acquisizioni investigative evidenziano l’ intreccio tra iniziative imprenditoriali e finanziamenti alla Open”. Nel dettaglio: “Wadi Ventures risulta destinataria di somme di denaro provenienti, fra gli altri, da investitori italiani gia finanziatori della Fondazione Open. Le risorse finanziarie appaiono essere state utilizzate per acquisire partecipazioni in società ancora non individuate“.

Il bancomat di Lotti – Poi c’è tutta la questione delle carte bancomat. Nella prima perquisizione del 18 settembre nello studio di Bianchi vengono trovate due buste: sulla prima c’è scritto il nome di Eleonora Chirichetti, che era la segretaria di Lotti e dentro c’è una carta ricaricabile della Banca di Cambiano. Sulla seconda busta è scritto: “Bancomat Luca Lotti reso il 23 febbraio 2017 – Vecchia”.

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