Sei episodi di audioracconto per ripercorrere, con gli occhi di chi è “arrivato dopo”, la strategia della tensione. Bombe e stragi, partendo dal 12 dicembre 1969, il giorno di piazza Fontana, a Milano. È il ‘punto di non ritorno’ con la bomba piazzata nella filiale della Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Cinquant’anni dopo il venerdì che ha fatto da spartiacque nella storia recente dell’Italia, il giornalista Nicolò Porcelluzzi – editor del Tascabile (Treccani), collaboratore di Internazionale e l’Ultimo Uomo e co-autore di Medusa, newsletter sull’emergenza climatica – ha ripercorso con lo sguardo distaccato di un giovane le vicende che scaturirono da quel giorno, definito come una data dalla quale nacque “un’urgenza” e che fece da “richiamo alla lotta”.

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Nato nel 1990, Porcelluzzi è proprio alla generazione dei Millennials che si rivolge negli episodi (qui per ascoltare l’intera serie) del podcast La bomba in testa, disponibile dal 12 dicembre su Storytel, la prima piattaforma europea di audiolibri e podcast.

Studiando centinaia di documenti, libri e autobiografie, viaggiando per l’Italia, intervistando vittime ed ex terroristi, storici e intellettuali, Porcelluzzi ha cercato di capire l’anti-epica della lotta armata e raccontare le grandi contraddizioni interne al movimento. Provando anche ad analizzare perché ancora oggi si faccia fatica ad avere una memoria condivisa sugli Anni di piombo.

Un lavoro di ricerca, durato un anno, con documenti audio originali degli archivi Luce e del Movimento Operaio. Con le voci, tra gli altri, di Benedetta Tobagi, Mario Ferrandi, Ermanno Taviani, Gianfranco Bettin e Giorgio Fontana e il racconto in prima persona di molti protagonisti dell’epoca, negli stralci dalle loro memorie. Non una ricostruzione convenzionale, ma un resoconto “da dentro” di uno dei fenomeni più controversi della storia italiana.

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