Per Aurelio De Laurentiis doveva essere l’Alex Ferguson di Napoli. Ma è durato meno – molto meno – di Maurizio Sarri. Con un comunicato di due righe il Napoli ha esonerato Carlo Ancelotti. Lo ha fatto dopo la qualificazione agli ottavi di Champions league, ottenuta grazie a un rotondo 4 a 0 al Genk che sembrava poter scacciare la crisi. E invece no. “La Societa Sportiva Calcio Napoli ha deciso di revocare l’incarico di responsabile tecnico della prima squadra al signor Carlo Ancelotti. Rimangono intatti i rapporti di amicizia, stima e rispetto reciproco tra la società, il suo presidente Aurelio De Laurentiis e Carlo Ancelotti”, è il post pubblicato su Twitter dal profilo della società partenopea.

Un esonero che era nell’aria da alcuni giorni ma che appunto sembrava essersi allontanato dopo il passaggio del turno in Europa. “Sabato sarò ancora qui? Mi auguro di sì. È una valutazione che dovrò fare con il presidente, domani ci vediamo, sarà un incontro di comune accordo per valutare la situazione del momento. Dimissioni? Mai fatte in vita mia, mai le farò”, ha detto il tecnico emiliano dopo la vittoria. Ancelotti doveva domani incontrare i vertici della società: e invece è stato esonerato solo due ore dopo la qualificazione. Al Napoli aveva preso il posto di Maurizio Sarri nel 2018: su 53 partite di serie A ne ha vinte 29 e pareggiate 13. L’anno scorso è arrivato secondo in Campionato mentre in Champions è uscito al primo turno. Quest’anno, invece, è crisi nera in campionato: il Napoli è lontano dalla vetta e dalla zona Europa. Dove invece brilla: col Liverpool campione d’Europa non ha mai perso. Il rapporto col presidente e con alcuni senatori – su tutti il capitano Lorenzo Insigne – si è però logorato. Aadesso per la successione del tecnico di Reggiolo prende vigore il nome di Gennaro Gattuso, che di Ancelotti è stato calciatore al Milan: insieme hanno vinto due Champions e uno scudetto. L’epopea del Ferguson di Napoli è durata circa 1400 partite in meno di quello di Manchester.

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