Non rende più probabili le ristrutturazioni dei debiti né salverà le banche tedesche coi soldi italiani, o viceversa. Anzi, è l’istituzione “più sovranista” dell’Unione europea e la sua riforma è pensata per tutelare i risparmiatori e prevenire nuove crisi. Nicola Giammarioli, segretario generale del Meccanismo europeo di stabilità cerca di sgombrare il campo dagli equivoci e spiega come funziona un’istituzione finora spesso associata soltanto ai programmi di salvataggio lacrime e sangue imposti alla Grecia.

“Siamo l’istituzione più sovranista in Europa perché dipendiamo dalle autorità nazionali, cioè ministri e Parlamenti, siamo pienamente nella mani dei nostri azionisti, che sono i 19 Stati membri e hanno potere di veto in ogni singola decisione importante”, argomenta Giammarioli, che considera un “bene” il dibattito nato in Italia sulla riforma del Mes. Politici e Parlamenti che discutono sono “il sale della democrazia, è successo in altri Paesi nei mesi scorsi, in realtà in Italia arriva tardi”. E’ però “impreciso” avviare il confronto “affermando che i negoziati sono avvenuti in segreto: noi pubblichiamo tutto“, sottolinea, ricordando che l’Italia “è stata pienamente coinvolta come tutti gli altri nei negoziati”. E “con diversi ministri: Padoan, Tria e ora Gualtieri, e tutti sono stati molto rispettati. Non c’era niente dietro porte chiuse, è stata una discussione in cui l’Italia ha giocato appieno come tutti”.

Giammarioli lavora al Mes dalla sua fondazione, ma prima di assumere l’incarico di Segretario generale è stato coinvolto nei programmi di salvataggio di Irlanda e Grecia. E racconta che proprio da quei programmi il Mes, e quindi i governi dell’Eurozona, hanno imparato che è meglio prevenire che curare una crisi. La riforma nasce proprio con questo spirito: rafforzare gli strumenti a disposizione prima del salvataggio, ovvero le linee di credito precauzionali.

Rendendo queste ultime più semplici e forti “c’è un’intenzione chiara di prevenire le crisi invece di risolverle, perché dalle crisi abbiamo imparato che siamo intervenuti troppo tardi, e abbiamo dovuto fare programmi molto onerosi e con molto impatto sulla popolazione”, spiega il segretario generale che assiste il direttore Klaus Regling nella gestione del Mes, sulla base delle indicazioni del board dei governatori (i 19 ministri della zona euro). La riforma invece non cambia in alcun modo i programmi tradizionali di aiuto: “In Italia è molto discussa la questione della ristrutturazione del debito come principale caratteristica dei programmi futuri (del Mes, ndr), ma questo non è vero, perché tutte le procedure collegate alla ristrutturazione del debito e al coinvolgimento del settore privato non sono cambiate”, precisa.

L’altro obiettivo della riforma è tutelare risparmiatori e contribuenti. Il Mes fornirà un paracadute finanziario (backstop) al fondo salva-banche Srf (il fondo unico di risoluzione europeo alimentato dalle banche stesse), qualora, in casi estremi, dovesse finire le risorse a disposizione per completare i ‘fallimenti ordinatì delle banche in difficoltà. Anche questo, spiega Giammarioli, azzera sia il rischio che soldi pubblici vadano a salvare le banche, sia che i soldi degli italiani salvino le banche tedesche: i fondi Mes saranno prestati al fondo Srf che dovrà restituirli, ma quelli del Srf sono soldi “indirettamente di tutte le banche Ue, non dei cittadini”.

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