Il “manager della Philip Morris Italia” era riuscito a far posticipare l’entrata in vigore degli aumenti sul prezzo delle sigarette, in cambio della promessa di assunzione o promozione di parenti e conoscenti di alcuni funzioni pubblici corrotti. È il punto chiave dell’inchiesta della Squadra mobile di Roma, coordinata dalla Procura capitolina, che ha portato nella mattinata di giovedì all’arresto di 10 persone fra imprenditori, dirigenti di società private e funzionari pubblici in un giro di appalti pilotati nella pubblica amministrazione. Al centro dell’indagine c’è la figura di Massimo Pietrangeli (ai domiciliari), direttore centrale accertamento e riscossione presso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di stato, nonché presidente del fondo di previdenza del Ministero Economia e Finanze. Il suo interlocutore, secondo i pm, era Leo Checcaglini (agli arresti domiciliari), “all’epoca dei fatti (2018) Direttore Affari Istituzionali Philip Morris Italia”. Il funzionario, scrive il gip Nicolò Marino nell’ordinanza di custodia cautelare, era “soggetto totalmente asservito agli interessi della Philip Morris Italia srl”.

I favori dei funzionari al manager Philip Morris – Pietrangeli, a quanto sostengono gli inquirenti, avrebbe “divulgato a Checcaglini l’informazione riservata avente a oggetto la mancata richiesta di variazione del prezzo delle sigarette (…) da parte della Bat, British American Tobacco, concorrente della Philip Morris Italia che, avendo richiesto l’aumento del prezzo di vendita per i propri prodotti, si sarebbe trovata in una posizione economica svantaggiosa qualora la Bat avesse richiesto una variazione in diminuzione dei suoi prodotti”. Non c’è solo questo. Sempre secondo i pm, le pressioni di Pietrangeli sui colleghi Concetta Anna Di Pietro (dirigente preposta all’Ufficio circolazione tabacchi, ai domiciliari) e Fabio Carducci (direttore centrale gestione accise e monopolio tabacchi, anche lui ai domiciliari) avevano ottenuto “l’approvazione ritardata (…) della determinazione con cui si fissano i prezzi di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati (cosiddetto prezzo medio ponderato)”. E ancora: Massimo Pietrangeli avrebbe “informato Checcaglini dei futuri controlli che lui stesso (…) avrebbe disposto nei confronti dei tabaccai volti alla ricerca dei cartelli promozionali, recanti la dicitura ‘blocco dei prezzi delle sigarette’ con conseguente applicazione di sanzioni amministrative”.

La partita dei prezzi delle sigarette – Il funzionamento della battaglia sui prezzi è ben spiegato dal gip: “Ogni anno – si legge nelle carte – intorno al 18/20 gennaio, il vicedirettore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli è solito adottare una determina con cui fissa i prezzi di vendita al pubblico dei tabacchi lavorati, calcolati sulla base di un’accisa determinata in riferimento al prezzo medio ponderato delle sigarette”. Tale decreto “emesso in ritardo, finirebbe inevitabilmente per incidere sul prezzo di vendita delle sigarette e, di conseguenza, sugli introiti della società beneficiaria del suggerito ritardo. Secondo il gip, “è palese che una, come dire, ‘cortesiasimilare non potrebbe non portare alla Philip Morris vantaggi economici non indifferenti, con in cambio il solo disturbo di dare spazio alla segnalazione proveniente dalla Di Pietro per l’assunzione di una persona, sua parente presso la società Fata Logistic System” che “si occupa anche della spedizioni del prodotti” della multinazionale in questione. Determinanti le “informazioni riservate” fornite da Pietrangeli al “suo amico” Checcaglini (i due si vedevano settimanalmente) “in merito alle richieste di aumento o diminuzione del prezzo delle sigarette dei suoi competitor: Bat (British American Tobacco) e Jt (Japan Tobacco).

“I battoni hanno ritirato la diminuzione”. Via libera al decreto – Nella conversazione del 26 febbraio 2018, Checcaglini chiede a Pietrangeli notizie e il funzionario risponde che “i Battoni (da intendersi come Bat, spiega il gp, ndr) hanno ritirato la diminuzione”. “Un segno positivo” secondo il collaboratore del manager Philip Morris. “Le telefonate successive – raccontano gli inquirenti – consentono sia di comprendere il senso della notizia che ‘i battoni hanno ritirato la diminuzione’, sia di svelare lo scenario di scambio di informazioni riservate tra i funzionari pubblici e i manager della Philip Morris”. Il decreto frenato a gennaio, viene quindi firmato il 6 marzo 2018, dal quale emerge che la “Philip Morris ha chiesto e ottenuto un aumento del prezzo di vendita che si attesta tra i 5 e i 20 centesimi a pacchetto in relazione alla marca”.

I vantaggi della Philip Morris rispetto a Bat e Jt – “Dalla consultazione della tabella in questione – si legge nelle carte del gip – emerge un altro dato significativo (…): sono state interessate dalla variazione solo le sigarette appartenenti al gruppo Philip Morris (Marlboro, Philip Morris, Merit, L&M, Muratti, Chesterfield, Virginia Slims e Diana). Viceversa nulla è cambiato per le sigarette appartenenti all’altra grande azienda produttrice di tabacco, la Bat, che possiede marchi quali Ms, Lucky Strike, Pall Mall, Rothmas”. Insomma, l’informazione fornita da Pietrangeli “altamente riservata poiché idonea a falsare in modo netto la libera concorrenza nel mercato, ovviamente, è stata accolta con grande favore dai manager della Philip Morris, i quali, avendo richiesto invece l’aumento del prezzo di vendita, si sarebbero trovati in una posizione scomoda se messi a confronto con una richiesta di diminuzione del prezzo avanzata appunto dalla Bat”. Una vicenda che il gip ribattezza quasi titolandola “cartelli prezzi bloccati”.

Posti di lavoro in cambio di informazioni riservate – Le utilità dei vari funzionari pubblici sarebbero state per Pietrangeli “la promessa di nomina a direttore centrale gestione accise e monopolio tabacchi”, per Anna Concetta Di Pietro “la promessa di assunzione del nipote presso la Fata Logistic System, società, avente sede a Torino, che si occupa anche della spedizione dei prodotti della Philip Morris Italia” e per Fabio Carducci, l’interessamento di Pietrangeli ad una sua assunzione “come suo successore nella carica di Direttore centrale gestione accise e monopolio dei tabacchi presso l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli”. Ilfattoquotidiano.it ha provato più volte a contattare l’ufficio comunicazione Philip Morris Italia Spa, attraverso gli uffici della sede romana, sottolineando l’urgenza e la gravità di quanto emerso dall’inchiesta della Procura di Roma, ma alle varie sollecitazioni non è stato fornito alcuni riscontro.

Philip Morris: “Checcaglini non è dipendente, ma consulente” – “In relazione ad alcune notizie stampa che coinvolgono, tra gli altri, Leo Checcaglini indicato come Direttore Affari Istituzionali Philip Morris Italia, l’azienda intende precisare che Checcaglini non è, né è mai stato, dipendente dell’azienda o Direttore Affari Istituzionali”, afferma Philip Morris Italia in un comunicato. La nota precisa anche che l’indagato ha “avuto con l’azienda esclusivamente un rapporto di consulenza esterna. Philip Morris Italia è a disposizione delle autorità competenti per fornire ogni chiarimento che fosse ritenuto utile”.

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