Due giorni di discussioni su i tanti aspetti della giustizia da riformare proprio nei giorni in cui nel governo il tema dell’entrata in vigore della riforma della prescrizione è ritornato prepotente. L’Associazione nazionale magistrati, riunita a Genova, ha rilasciato in documento in cui chiede di fermare gli attacchi alle iniziative dei magistrati, ma soprattutto ricorda il sì convinto allo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado, che ancora non mette d’accordo M5S e Pd. Nel documento anche la richiesta esplicita di essere coinvolti nella riforma elettorale del Consiglio superiori della magistratura l’organo di autogoverno dei magistrati che, dopo lo “scandalo” delle nomine della scorsa estate, deve a sua volta voltare pagina: deve arginare le “degenerazioni correntizie” e non essere considerato più dai magistrati e dagli stessi consiglieri un “comitato” per le carriere delle toghe , ma “un insostituibile organo di garanzia”, con regole certe che rendano le sue decisioni “trasparenti” e non “arbitri”. Il documento dei magistrati contiene anche un richiamo alla centralità dell’”etica” per i magistrati, che non devono ricercare “il consenso”, né la “visibilità personale”.

L’allarme sulla “ricorrente tentazione da parte di esponenti politici di dolersi di iniziative o decisioni giudiziarie” e di bollarli come “attacchi politici”, non è di maniera. Vale per tutti, ma in questi giorni in particolare per Matteo Renzi, che continua a parlare contro i magistrati che stanno indagando sulla fondazione Open, auspicando che l’Italia non diventi “un Paese del Sud America”. “I magistrati nell’adottare le loro decisioni applicano, interpretandola, la legge e sono guidati dai principi dettati dalla Costituzione e delle Fonti sovranazionali. Non accettarlo significa mettere pericolosamente in discussione l’assetto di una democrazia liberale”, avverte il sindacato delle toghe.

La parte politica del documento è anche l’occasione per chiarire la linea sulla riforma della giustizia e sullo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado. All’inaugurazione del Congresso il presidente Luca Poniz aveva parlato del rischio di “squilibri” se la riforma non fosse stata accompagnata da un insieme di interventi strutturali. Il testo approvato alla fine dei tre giorni di lavori sembra spazzare tutti i dubbi:”L’Anm ha chiesto da sempre l’interruzione della prescrizione con la sentenza di condanna di primo grado, per restituire al processo la sua piena efficacia. Lo abbiamo proposto noi stessi anche di recente, e sul punto non abbiamo e non avremo ripensamenti”. Resta comunque “indispensabile” la riforma strutturale del processo penale. Sulla legge elettorale del Csm, l’Anm accoglie positivamente il superamento del sorteggio, annunciato dal ministro Bonafede sabato al congresso, per i suoi “evidenti profili di incostituzionalità”. Ma va comunque cambiato l’attuale sistema, che ha alimentato “gli aspetti deteriori del correntismo”, e l’Anm chiede di poter dare il proprio “consapevole contributo”. Ampio spazio all’autocritica, dopo lo scandalo delle nomine. “È necessario abbandonare del tutto l’idea che l’Associazione sia un luogo di potere, dove acquisire e consolidare consenso e magari prepararsi per la scalata al Consiglio Superiore della Magistratura o verso altri incarichi”.

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