Uno studente su cinque vive nei cinque anni della scuola superiore un’esperienza d’insuccesso che in molti casi lo porta ad abbandonare la scuola, in altri ad accumulare un ritardo di un anno, ma talvolta anche di due o tre anni. A tracciare questa fotografia è l’Invalsi che ha preso in esame i 515.000 studenti che nel 2014 hanno terminato la scuola media e li ha seguiti nei cinque anni successivi per scoprire i loro risultati. Il primo dato che colpisce è che il 34,3% della leva scolastica di terza media del 2014, pari a 176.600 studenti, non svolge la prova Invalsi di seconda superiore. “Si tratta – spiega Roberto Ricci, direttore dell’istituto nazionale di valutazione – di un numero enorme, uno studente su tre. Ma chi sono questi 176.600? Se questi giovani si distribuissero in modo uniforme nei diversi livelli di competenza di partenza, allora il dato non sarebbe così negativo come invece sarebbe se la mancata partecipazione fosse legata al livello di preparazione iniziale. Di questi 176.600 sappiamo che tra di loro sono molto più numerosi gli allievi in difficoltà. Molti di loro andranno ad ingrossare le file della dispersione scolastica esplicita o implicita. Tutto questo rappresenta un problema individuale e sociale enorme, specie in un ciclo di forte calo demografico in cui il Paese non si potrebbe proprio permettere di perdere per strada i propri giovani”.

Per l’Invalsi sono tanti gli studenti che si perdono per strada o che rallentano il loro percorso, decisamente troppi. “Solo il 68% degli allievi che abbiamo conosciuto all’inizio di questa storia – cita la ricerca – si ritrovano in quinta superiore nel 2019 cioè cinque anni dopo. Anche secondo le stime più prudenti, oltre 100.000 studenti sono ripetenti o hanno abbandonato il percorso formativo senza farvi più rientro”.

Un’ulteriore considerazione è che sono troppo pochi gli allievi che riescono a superare le difficoltà accumulate fino alla terza media e a uscire dalla scuola superiore con livelli di preparazione di base in linea con quanto è previsto dalle Indicazioni nazionali o Linee Guida, quelli che un tempo erano i cosiddetti programmi. “La scarsa mobilità dei risultati – spiega Ricci – è ancora molto influenzata dal contesto di provenienza degli studenti. Il livello di studio dei genitori continua ad essere, anche dopo 13 anni di scuola, un fattore che influenza molto i risultati degli studenti, penalizzando in modo considerevole i ragazzi che provengono da famiglie meno colte”.

L’Invalsi inoltre ha osservato i risultati di chi ha svolto le prove in terza media e in quinta superiore e ha scoperto che “i livelli di risultato più bassi in quinta superiore interessano principalmente gli allievi che già in terza media, cinque anni prima, avevano ottenuto la licenza media con un risultato basso o molto basso. Oltre il 45% degli studenti che in terza media avevano conseguito in italiano un risultato inferiore a quello previsto per la licenza media, anche in quinta superiore non raggiungono almeno il livello 3, cioè il livello minimo che dovrebbe ottenere uno studente al termine della scuola superiore. Dati che sono ancora più preoccupanti per quanto riguarda la matematica Oltre il 50% degli studenti in difficoltà al termine della scuola media lo rimangono anche alla fine della scuola superiore”.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Piemonte, l’assessore di Fratelli d’Italia scrive ai presidi: “Fate fare presepe, albero e recite di Natale ai vostri alunni”. Radicali: “Zero laicità”

prev
Articolo Successivo

Scuola, Fioramonti stanzia 98 milioni per adeguare gli istituti a normativa antincendio

next