I ponti Fado e Pecetti, a causa delle cui condizioni è stata disposta la chiusura della A26, sono in “un grave stato di degrado“. Parole del procuratore capo di Genova Francesco Cozzi. Il tratto autostradale sul quale sorgono i due viadotti è di competenza di Autostrade per l’Italia e per far luce sul loro stato in serata la Guardia di Finanza si è presentata nella sede della Spea per acquisire i documenti e i report. Spea Engineering è la società del gruppo Atlantia finita nell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi per il quale Aspi rischia di perdere le concessioni, vicenda sulla quale oggi è tornato a parlare Giuseppe Conte: su Autostrade “la procedura non sì è mai interrotta – ha detto il premier – dal momento in cui è stato contestato ad Aspi l’inadempimento la procedura è andata avanti. Adesso, lo possiamo anticipare, siamo pressoché in dirittura di arrivo. Il procedimento amministrativo è in corso e ora si devono trarre le fila, sapendo che non intendiamo fare sconti. Il nostro obiettivo è l’interesse pubblico, non quello privato”.

“Era come se in un balcone la soletta sottostante fosse completamente sgretolata e la parte sana solo quella piastrellata“, ha detto il procuratore Cozzi a proposito della chiusura della A26 in prossimità dei ponti Fado e Pecetti. Finora il procuratore aveva parlato in generale di uno “stato di degrado” delle infrastrutture. Ora è più specifico: “I nostri consulenti hanno rilevato ieri (lunedì, ndr) un grave stato di degrado che consisteva in una mancanza di cemento che imponeva un controllo sicurezza immediato per pericolo di rovina“. “Bisognerà vedere – aggiunge in merito alle indagini sui falsi report – se quella degli omessi controlli era una filosofia generale”. “L’impressione che abbiamo avuto nei mesi scorsi – prosegue Cozzi – è quella di una sottovalutazione dello stato delle infrastrutture. Una cosa che non deve più succedere“.

Sul viadotto della A26, dopo la chiusura di lunedì sera, nella mattinata è stata riaperta una corsia per senso di marcia. Nel pomeriggio il vertice di Autostrade per l’Italia ha illustrato al ministro “le modalità tecniche individuate per riaprire al traffico l’autostrada A26: nella notte è stata attivata una deviazione di carreggiata che consente lo scorrimento dei veicoli in entrambe le direzioni di marcia, senza percorrere i viadotti Fado Nord e Pecetti Sud, dove sono in corso verifiche tecniche sulla base di un rigoroso principio di cautela”. Così in una nota Aspi dopo l’incontro di oggi tra l’ad di Autostrade per l’Italia Roberto Tomasi e il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli.

Se Aspi parla di “un rigoroso principio di cautela”, il procuratore Cozzi usa altre espressioni: “Deve essere chiara una cosa – spiega – noi non abbiamo preso un provvedimento avventato, ma è stato un provvedimento tempestivo che non poteva essere procrastinato. Non è stata una decisione avventata”. “Noi non ci sostituiamo a nessuno, alle competenze di nessuno, il nostro compito è casomai di sollecitare gli interventi di competenza di altri”, aggiunge Cozzi. “È vero che Aspi ha programmato una serie di interventi anche con società esterne. È in atto un piano di controllo che mi auguro venga seguito anche dal Mit perché non spetta a noi”, spiega il procuratore.

Dopo il disastro di Genova del 14 agosto 2018 nel quale morirono 43 persone, la procura di Genova ha aperto un’inchiesta bis individuando anomalie nei controlli anche su altre infrastrutture di Autostrade. L’accusa è che siano stati redatti report sui viadotti falsificati o “edulcorati”, anche dopo il crollo del Morandi. “Bisognerà vedere, con le indagini, se quanto successo prima era una filosofia generale, quella degli omessi controlli, oppure se si sia trattato di episodi singoli. Quello che è successo prima non deve più succedere“, dice il procuratore Cozzi.

“Quello che è successo – continua Cozzi – e che i nostri consulenti hanno visto che su quei viadotti erano stati controllati ed erano stati segnalati con voti entro il 50. Quando in realtà erano a 70 e quindi si doveva intervenire”. I voti fino al 50 delimitano la soglia entro la quale comincia il rischio e quindi devono essere prese dei provvedimenti, dal limitare il traffico escludendo i mezzi pesanti fino alla chiusura della tratta.

Il Pecetti è uno dei viadotti al centro dell’ordinanza di misure cautelari con la quale il gip del tribunale di Genova Angela Nutini nei confronti di dirigenti e funzionari di Autostrade e della sua controllata Spea Engineering. Quando viene deciso di far passare nella notte tra il 21 e il 22 ottobre 2018 su quel ponte un trasporto eccezionale da 141 tonnellate, Andrea Indovino, addetto all’ufficio Controlli Strutturali di Spea, tra i destinatari delle misure, aveva detto: “Non è possibile una superficialità così spinta dopo il 14 agosto”, data del crollo del Morandi. Il Pecetti, stando alle carte, aveva subito la rottura di un cavo nell’agosto del 2018 e Maurizio Ceneri, responsabile del Cnd (Controlli non distruttivi) di Spea Engineering, con quel report ritenuto falso, ha poi compilato il documento che attestava falsamente la perdita di precompressione al 18% a fronte di quella reale del 33%. In questo modo fu permesso il passaggio del trasporto eccezionale. Un transito andato a buon fine e per cui venne tirato un sospiro di sollievo. Secondo il giudice per le indagini preliminari, l’ok arrivò perché c’erano delle “penali pesanti” e per via della “tipologia del cliente”.

Finanza nella sede di Spea per acquisire documenti
Gli uomini del primo gruppo della Guardia di Finanza sono stati oggi nella sede di Spea di Genova per acquisire i documenti e i report sui viadotti Fado e Pecetti, in A26, parzialmente chiusi ieri sera. La finanza ha preso documenti cartacei e digitali per ricostruire le modalità con cui i report venivano eseguiti e come mai i voti erano sempre stati più bassi rispetto a quelli poi realmente riscontrati.

Conte: “Procedura per inadempimento nei confronti di Autostrade in dirittura d’arrivo”
Durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha voluto puntualizzare che la procedura per inadempimento nei confronti di Autostrade per l’Italia è stata portata avanti e presto si potrebbe arrivare anche alla conclusione: “La procedura non sì è mai interrotta – ha spiegato – Dal momento in cui è stato contestato ad Aspi l’inadempimento la procedura è andata avanti. Adesso, lo possiamo anticipare, siamo pressoché in dirittura di arrivo. Il procedimento amministrativo è in corso e ora si devono trarre le fila, sapendo che non intendiamo fare sconti. Il nostro obiettivo è l’interesse pubblico non quello privato”.

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