La processione più nota di Savona un tempo era quella del venerdì santo, quando le pesantissime “casse” cariche di santi barocchi venivano portate in corteo dai camalli, l’aristocrazia operaia famosa per i muscoli ma anche la creatività nel coniare leggendarie imprecazioni dialettali.

La decadenza del porto, ridotto a un parcheggio di navi da crociera e dei suoi lavoratori, ridotti a minoranza etnica, dà oggi al rito un carattere molto più formale e ingessato. Il 6 novembre scorso, però, un’altra processione, del tutto spontanea, ha mandato a Savona un segnale nuovo sia dal punto di vista civico che culturale. Centinaia di persone di tutte le età hanno risalito la collina del monte Ornato, illuminando con i cellulari il sentiero impervio che porta a una piccola chiesa col tetto sfondato: Madonna degli Angeli.

Eretta nel 1596 dal frate cappuccino Giò Ambrogio Pavese che avrebbe voluto vivere come eremita, la chiesa nel 1623 – racconta G. Barcella – fu abbandonata. Riaperta alle funzioni nel 1654, subì l’oltraggio delle truppe nemiche quando Savona fu invasa dall’esercito sabaudo (1746). Ricostruita nel 1930 grazie a una colletta tra i fedeli, la chiesa ha subito, nel corso degli anni, furti e devastazioni e dopo un restauro pagato da un privato nel 1982 è stata abbandonata nuovamente al punto che oltre 24mila euro raccolti recentemente tra i fedeli sono stati dirottati su altre spese parrocchiali. Malgrado ciò la cappella è sempre rimasta nel cuore dei savonesi: nel 2012 era al primo posto nell’hit-parade dei “Luoghi del cuore” del Fai per la Liguria.

“E’ un luogo magico, da cui si vede tutta Savona – dice Daniela Amato dell’associazione GPN2010 – negli anni 50 furono i camalli a rifare il tetto e la chiesa è rimasta nel cuore di tutti. Il nostro progetto di recupero è bloccato in Sovrintendenza dal 2012, perché noi non siamo titolari del bene che appartiene alla parrocchia. Abbiamo lavorato tre anni per fare un secondo progetto, col contributo volontario di architetti, geometri e geologi, per partecipare a un bando regionale e proteggere dagli incendi l’intera area che comprende anche il forte di Madonna degli Angeli (1887) ed è ricca di boschi. Aprire una strada tagliafuoco, installare bocche antincendio, luci e una termocamera per poter rilevare i focolai sarebbe un primo passo per proteggere sia i monumenti che la natura. Per partecipare al bando regionale e quindi ottenere il finanziamento, 400mila euro, occorreva però una serie di atti formali che avrebbe potuto fare solo un ente pubblico”.

Nel 2016 l’associazione GPN2010 offre il progetto alla nuova giunta di centrodestra di Savona, che lo accoglie a braccia aperte: “Meraviglioso! Lo faremo nostro!“. In un municipio squattrinato, che fatica anche a garantire la manutenzione delle scuole, una proposta del genere dovrebbe suscitare quella frenetica mobilitazione che caratterizza la “politica del fare” – anche perché l’operazione sarebbe tutta a carico della Regione – invece non accade nulla. Il bando viene riaperto nel 2017 e, su pressione dei Cinquestelle, il Consiglio comunale chiede alla giunta di attivare subito gli uffici competenti affinché predispongano tutta la documentazione.

“Nonostante le delibera – dice oggi una mozione firmata da tre consiglieri dell’opposizione (B. Pasquali, M. Meles, M. Ravera) – la giunta rimaneva inerme per oltre un anno e mezzo fino al 2019”, quando gli uffici competenti segnalano di essere stati informati del progetto solo nel giugno dello stesso anno. A luglio 2019, quando il Servizio Sviluppo Economico del Comune presenta il progetto in Regione, emerge che il bando è nuovamente aperto sino al 6 novembre, ma per concorrere occorre che la giunta dica formalmente agli uffici del Comune di avviare tutte le procedure necessarie.

L’8 ottobre la Giunta getta la spugna e decide di non avviare l’iter del progetto “attesa la complessità istruttoria necessaria per la elaborazione degli atti propedeutici alla partecipazione al bando, a causa dei pesanti e importanti carichi di lavoro in capo ai settori competenti che ne rendono impossibile l’avvio”.

Il 6 novembre il bando scade, 400mila euro evaporano come schiuma sul bagnasciuga e una processione vivace e incazzata sale fino alla chiesa per sottolineare l’ennesimo autogol tutto italiano. Ancora più grave dal punto di vista di chi chiede voti sventolando rosari e crocifissi e difendendo “le radici cristiane d’Europa”.

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