La grande novità della campagna elettorale nel Regno Unito è il ritorno della retorica socialista sulle labbra dei laburisti. In sintesi il messaggio che Jeremy Corbyn lancia all’elettorato è il seguente: redistribuiamo la ricchezza, togliendo a chi nell’era della globalizzazione si è arricchito, per dare agli altri e così facendo riduciamo le differenze.

Detto così è uno slogan imbattibile e infatti la campagna di Corbyn va meglio del previsto, in particolare la sua popolarità è alta tra i giovani. Ma come tutti sanno, dietro gli slogan ci sono le proposte di cambiamento vere e proprie, che spesso sono meno chiare delle promesse dei politici.

Tra i tanti settori, i laburisti promettono di nazionalizzare le ferrovie, l’acqua e tutta l’infrastruttura a banda larga. Propongono anche di finanziare aumenti salariali per il settore pubblico, abolire le tasse universitarie, potenziare l’assistenza sanitaria gratuita per gli anziani. Nessuno può opporsi a un programma sociale come questo. Per far fronte alle spese di gestione del ritorno dello stato nell’economia e nel sociale si dovranno alzare le tasse. L’obiettivo è far aumentare le entrate fiscali del governo di circa il 10 per cento.

La domanda chiave è: chi pagherà? Corbyn non ha dubbi, sarà il nuovo nemico, emerso dai decenni di globalizzazione: i super ricchi, gli evasori fiscali, i cattivi padroni e i grandi inquinatori.

Fin qui nessuno può obiettare nulla, tutti vogliamo punire chi si arricchisce alle spalle della nazione. Il vero problema nasce a livello fiscale nell’identificare costoro e nell’implementare l’aumento delle aliquote. E vediamo perché.

L’aumento della pressione fiscale sarà concentrato nel settore produttivo e specificamente sull’impresa, in altre parole il nuovo nemico si nasconde lì. Prendiamo quella finanziaria: Corbyn ha dichiarato che dal settore dei derivati e dei cambi sarà possibile estratte circa 8,8 miliardi di sterline in più. Sono questi tra i settori più produttivi dell’intera industria. Nel Regno Unito però già esiste una tassa sulle transazioni finanziarie pari allo 0,5% sull’acquisto dei titoli. Questa tassa nel 2017-2018 ha generato più di 3,5 miliardi di sterline.

Corbyn, va detto, non è l’unico politico contemporaneo a voler aumentare il gettito fiscale tassando o aumento la tassazione su questo tipo di attività. Negli Stati Uniti ne ha parlato Bernie Sanders e l’Unione Europea la sta considerando. Ma in questi paesi non esiste una tassa simile a quella del Regno Unito. Il pericolo è che i laburisti finiscano per imporre una tassa sulle transazioni finanziarie eccessiva, specialmente rispetto ad altre nazioni come la Francia e la Germania. Se ciò avvenisse le imprese potrebbero migrare oltre Manica.

Secondo l’Ocse, l’organizzazione internazionale con sede a Parigi che raccoglie dati fiscali comparabili, nel 2016 il gettito fiscale delle imposte del Regno Unito ha generato il 2,7 per cento del reddito nazionale, ben al di sopra del 2 per cento della Francia e della Germania. Anche se nel 2016 il Regno Unito aveva un’aliquota d’imposta sulle società del 20%, molto inferiore alle aliquote francesi del 33% e a quelle tedesche del 30% nello stesso anno, i ricavi erano più elevati perché il Regno Unito applica una definizione molto più ampia di profitti. In altre parole Londra tassa uno spettro di attività più ampio.

Il Regno Unito riscuote anche maggiori imposte sulle plusvalenze e tasse sulla proprietà rispetto ad altre economie avanzate: non è dunque vero quello che sostiene Corbyn – che le imprese non pagano la loro giusta quota. I dati dell’Ocse mostrano che il Regno Unito riscuote l’1,3% delle entrate fiscali totali dalle plusvalenze rispetto a quasi nulla in Francia e Germania.

Dove le differenze fiscali sono evidenti è nel settore dell’assicurazione nazionale, il social security. Mentre il Regno Unito riceve il 19% delle entrate fiscali, in Francia le imposte sulla sicurezza sociali sono pari al 40% e quelle della Germania al 37%. E’ paradossale ma dove si dovrebbe operare per riequilibrare il sistema fiscale in linea con quello oltre Manica è proprio nella sicurezza sociale, proposta che garantirebbe una sconfitta per i laburisti e per chiunque altro avesse voglia di abbracciarla.

In sintesi, il programma di Corbyn a livello teorico è interessante, ma in pratica non è attuabile. Per raccogliere 83 miliardi di sterline per ulteriori spese pubbliche quotidiane bisogna aumentare il carico fiscale da un livello previsto per il 2023-2024 del 34,6% del reddito nazionale al 38%. Questo livello di tassazione rappresenterebbe un record di tutti i tempi, persino superiore a quello della seconda guerra mondiale, quando Winston Churchill come primo ministro aumentò la spesa pubblica al 61,5% del reddito nazionale nel 1943-44. Ma ciò fu finanziato in gran parte con ingenti prestiti pari a quasi un quarto delle dimensioni dell’economia.

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