Adesso il nodo sono le alleanze. Nel day after del voto di Rousseau che ha decretato la partecipazione del Movimento 5 stelle alle regionali in Emilia-Romagna e Calabria, i grillini si sono spaccati. Ora il bivio è uno solo: andare da soli o allearsi di nuovo col Pd, come già era successo alle regionali in Umbria? In teoria la scelta sarebbe già presa visto che ieri sera Luigi Di Maio ha annunciato la candidatura solitaria del Movimento sia in Calabria che in Emilia. Il capo politico, però, aveva anche sostenuto l’ipotesi di non correre alle regionali per prepararsi agli Stati generali di marzo: il voto di ieri è completamente sconfessato la linea del leader. Che è in Sicilia per un tour nei comuni colpiti dal maltempo, mentre a Roma è arrivato Beppe Grillo.

La linea: “Solo liste civiche no alleanze col Pd” – In giornata Di Maio ha parlato con i coordinatori M5s nelle regioni chiamate al voto e ha dato la linea ufficiale: “Presenza del Movimento 5 Stelle con liste civiche collegate e nessuna alleanza con il Partito democratico”, riferisce il deputato Paolo Parentela, che coordina la campagna in Calabria. Per l’Emilia Romagna erano presenti il consigliere regionale Andrea Bertani e il senatore Gabriele Lanzi. “In sinergia abbiamo concordato – riassume Parentela – le linee principali della nostra campagna elettorale: presenza del Movimento con liste civiche collegate e nessuna alleanza con il Partito democratico. Dopo l’esito del voto sulla piattaforma Rousseau, riteniamo che sia indispensabile e doveroso impegnarci al massimo per rispettare la volontà degli iscritti e per costruire con gli attivisti e con chiunque intenda collaborare un programma innovativo a partire dai nostri temi caratterizzanti”. A tal riguardo, assicura il parlamentare, “compiremo ogni sforzo per presentare candidati di alto profilo e comprovata competenza, persone pulite e motivate che sappiano intercettare la fiducia degli elettori e poi portarne avanti le istanze, intanto di rinnovamento concreto”.

Castaldo e Lombardi: “Su alleanze decida Rousseau” – Chi invece era favorevole a presentare le liste adesso chiede di far votare la base anche sulle eventali alleanze. “Io, in tutta sincerità, spiegando le implicazioni e presentandoci magari con delle progettualità chiare, lo avrei fatto decidere alla nostra base. Perché qui il punto è che non si può demonizzare un’opzione a prescindere, si dovrebbe votare anche su questo”, dice Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento europeo che sulla piattaforma online ha votato per presentare le liste: “Credo che un Movimento politico che nel 2018 ha ottenuto questi il 33% dei consensi non può anche solo pensare di non presentarsi ad un appuntamento elettorale. Sarebbe stato un segnale di abbandono fortissimo nei confronti dei territori”. La pensa allo stesso modo Roberta Lombardi, prima capogruppo alla Camera nella storia del M5s e ora consigliere regionale in Lazio: “Mi aspetto ora che il prossimo imminente quesito su Rousseau sia dedicato ai soli cittadini emiliano-romagnoli e cittadini calabresi con una vera possibilità di scelta tra: andare al voto da soli, cercando di coinvolgere liste civiche vere; andare al voto in coalizione con il centrosinistra; andare in coalizione con il centrodestra”. Quindi Lombardi attacca il ministro degli Esteri: “Usiamo Rousseau per davvero, non come scudo dietro cui nascondersi! E non per procrastinare la presa di coscienza dell’inevitabile, ovvero che il ruolo del Capo politico singolo ha fallito e che l’unica grande riappropriazione della propria identità è lavorare come intelligenza collettiva, riconoscendola e rispettandola”.

Morra: “Calabria ed Emilia realtà diverse”- Nicola Morra, presidente della commissione Antimafia, non ha votato su Rousseau ma interpreta l’esito della consultazione online come la dimostrazione “che l’uomo solo al comando scoppia, c’è la necessità di gestire il Movimento in maniera più collegiale e plurale”. Sul voto di ieri però il senatore calabrese è critico: “Noi i voti li rispettiamo ma Emilia-Romagna e Calabria sono realtà diverse. Le mele non si associano alle pere e per questo io ho deciso di non votare. Dobbiamo difendere la nostra identità”. Quindi il M5s andrà da solo? “Perché dovremmo sostenere Bonaccini? La richiesta degli attivisti è un’altra, se poi il Movimento in Emilia dovesse esprimere questa determinazione non ci sono problemi”. E in Calabria? “Io spero che il Movimento faccia quello che ha fatto sempre, quindi scelta concessa agli attivisti e via dicendo”. “Secondo me era importante avere una pausa dal punto di vista elettorale. Ma ripeto il problema non è questo bisogna affrontare i nodi profondi nel movimento”, ha detto invece il presidente della Camera dei deputati Roberto Fico.

Il Pd apre: “Non regalino vantaggio alla destra” – Insomma il dibattito sulle alleanze è aperto. E il Pd tenta i grillini. Stefano Bonaccini, governatore ricandidato dell’Emilia dice al Corriere che i grillini “commettono un errore a non confrontarsi sul merito dei problemi che abbiamo davanti e sulle questioni che ho proposto in modo aperto per i prossimi 5 anni”. Il governatore sa che con l’appoggio dei pentastellati la vittoria contro la Lega sarebbe più agevole: “Rinunciare ad assumersi responsabilità significa precludersi la possibilità di contare e lavorare per i propri obiettivi – aggiunge -. Oltre che regalare un vantaggio ad una destra che non sta mostrando particolare interesse per questa regione, ma solol’intenzione di mandare a casa il governo Conte”. È dunque esclusa l’ipotesi di alleanza Pd-M5s? “Se son rose fioriranno… Bonaccini è un gran candidato”, risponde Lorenzo Guerini, ministro della Difesa.

Di Maio sotto accusa – Per il resto il Movimento è diviso tra chi attacca Di Maio e chi invece avrebbe preferito una pausa elettorale. Appartiene al primo gruppo Dalila Nesci, deputata che si era proposta come candidata presidente in Calabria. “Adesso deve cambiare la dirigenza politica, l’uomo solo al comando è un errore che altri hanno commesso e che non dovremmo ripetere, una sola persona non può gestire tutto e la riprova è il momento di difficoltà che viviamo. Abbiamo dei problemi di trasparenza e chiarezza”, dice a 24Mattino. “Con la mia proposta di candidatura -aggiunge- ho posto un problema per tempo, e il voto di ieri ha confermato che non era lineare la volontà politica di Di Maio sulle elezioni in Calabria. Il percorso al momento sul piatto è un candidato civico, soluzione che non condivido ma il nome che si fa è il professore Francesco Aiello“. Che è un professore di Politica economica dell’Università della Calabria, ndr)”.

Chi voleva saltare un giro – Non parla di candidature ma attacca il capo politico Giorgio Trizzino, deputato palermitano considerato vicino al presidente Sergio Mattarella: “Questa consultazione su Rousseau è stata l’ultimo atto (lo spero) di un tempo ormai passatoe che ha rivelato tutti i suoi limiti. Adesso dobbiamo guardare al futuro con occhi diversi, con coraggio e con un rigurgito di responsabilità. Dobbiamo dialogare con le forze di centrosinistra per fare fronte comune. Solo così ce la potremo fare ma a condizione che, come fece il Re d’Italia dopo la sconfitta di Caporetto, si cambi lo Stato Maggiore dell’esercito. Ed in fretta prima che sia davvero troppo tardi”. Ha votato per la pausa elettorale, invece, Paolo Taverna: “”Ho votato si e lo rivendico. Ma rivendico anche la necessità di dire: Houston abbiamo un problema!”. Secondo Taverna non era il caso di presentarsi alle regionali: “Resto comunque fortemente convinta – puntualizza – che il MoVimento stia vivendo una fase che non può e non deve essere dimenticata dopo l’esito di questa votazione”

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