Confermare la condanna a 30 anni di carcere. Questa la richiesta del sostituto procuratore generale della Cassazione Roberta Maria Barberini alla prima sezione penale per Veronica Panarello, accusata di aver ucciso il figlioletto Loris Stival di otto anni strangolandolo con alcune fascette di plastica e di aver poi gettato il suo corpo in un canalone in campagna il 29 novembre 2014 a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa. In particolare, il Pg della Suprema Corte Roberta Maria Barberino ha chiesto agli ‘ermellini’ il “rigetto” del ricorso presentato dalla difesa di Veronica Panarello. La donna è accusata. Si attende ora la sentenza definitiva dei giudici.

La condanna a 30 anni della madre era stata disposta in primo grado il 17 ottobre del 2016 dal Gup di Ragusa, Andrea Reale, poi confermata il 5 luglio del 2018 dai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Catania nell’estate dello scorso anno. Il ricorso depositato nei mesi scorsi dal difensore, Francesco Villardita, si fonda su “l’illogicità” della sentenza di secondo grado, a partire dalla ricostruzione del delitto.

Era il 29 novembre del 2014 quando Veronica Panarello denunciò la scomparsa del figlio Loris di 8 anni: raccontava di averlo accompagnato a scuola a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, la mattina e di non averlo trovato all’uscita. Il corpo del bambino venne ritrovato poco prima di sera in fondo a un canalone nei pressi del Mulino Vecchio. E intanto i video delle telecamere di sicurezza del paese, passati in rassegna dagli investigatori, facevano emergere le prime incongruenze nel racconto di Veronica. La donna fu arrestata l’8 dicembre. L’autopsia rivelò che Loris è stato strangolato con delle fascette di plastica. Veronica Panarello ha sempre negato di averlo ucciso, cambiando però versione diverse volte: prima disse di essere completamente estranea alla faccenda, poi parlò di un incidente domestico e, infine, accusò il suocero: “E’ stato mio suocero, Andrea Stival. Eravamo amanti, ma il bambino l’ha scoperto e lui l’ha ucciso strangolandolo con un cavo”, disse ai periti psichiatrici. Per quell’accusa Andrea Stival fu indagato, come atto dovuto, ma la sua posizione è stata successivamente archiviata. E il gip di Ragusa a maggio scorso ha disposto per la donna il processo per calunnia e la prima udienza è stata fissata per il prossimo 26 novembre.

Secondo giudici della Corte d’Assise d’Appello di Catania Veronica Panarello ha agito “scientemente e lucidamente, senza esitazioni di sorta, per sopprimere quella giovanissima vita da lei generata, ma ha altresì dimostrato l’assenza di qualsivoglia forma di resipiscenza subito dopo la commissione dell’orribile crimine, omettendo di attivarsi in qualche modo per salvare il figlio che era ancora in fase agonica, chiamando i soccorsi o invocando l’aiuto di altre persone a tal fine”. La donna, come riportato nelle motivazioni, “si è invece adoperata senza alcuna ‘pietas’ secondo il piano poco prima prestabilito per cercare di eliminare le tracce del delitto con l’occultamento del cadavere di Loris e addirittura simulando una violenza sessuale ai danni del bambino da parte di ignoti per depistare le indagini“.

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