Le crisi industriali, la manovra finanziaria, perfino lo ius culturae. Un’altra miccia è ora accesa sotto al tavolo della maggioranza Pd-M5s: la riforma elettorale. La riunione di ieri è stata interlocutoria, dice chi c’era. Ma c’è solo una certezza: il Rosatellum dovrà essere archiviato. Sul sistema da scegliere in alternativa, però, la maggioranza si spacca in due, ancora una volta con variabili originali: il Pd da una parte per il maggioritario e – tutti insieme – M5s, Italia Viva e Liberi e Uguali dall’altra a favore di un sistema proporzionale. Nel frattempo la Corte di Cassazione ha dato il via libera al referendum sul Rosatellum, il sistema attualmente in vigore. La Suprema Corte ha dato l’ok al quesito che propone l’abolizione della quota proporzionale, proposto da otto consigli regionali guidati dalla Lega e dal resto del centrodestra. Ora manca solo la pronuncia della Corte Costituzionale.

I democratici, da una parte, difendono l’ispirazione maggioritaria e di coalizione e propongono un maggioritario a doppio turno con apparentamenti tra il primo e il secondo. In sostanza un formato analogo alla legge per eleggere i sindaci. Secondo il Sole 24 Ore su questo punto il segretario del Pd Nicola Zingaretti farebbe asse con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Di sicuro nell’eventualità che questa proposta passi – magari con il sostegno trasversale anche di qualche partito all’opposizione che d’altra parte ha proposto un referendum proprio in quel senso – la legge avrà bisogno di maggiore attenzione in fase di elaborazione: l’Italicum fu bocciato dalla Corte costituzionale, anche su questo profilo.

Dall’altra parte, quella di un proporzionale puro con soglia di sbarramento al 4 o al 5 per cento, sono a favore tutti gli altri partiti dell’alleanza di governo: Cinquestelle, renziani, sinistra. “Mi dimisi da capogruppo Pd in polemica con l’Italicum voluto da Renzi – dice Roberto Speranza, segretario di Articolo 1 e ministro della Sanità, all’Ansa– Penso che sia saggio partire da una impostazione di tipo proporzionale per mettere in sicurezza il sistema”. Sul fronte di Italia Viva il proporzionale sarebbe la via per scegliere con chi allearsi dopo il voto e non prima, un po’ Prima Repubblica ma ormai anche Terza Repubblica, visto che gli ultimi 5 governi sono stati tutti composti in Prlamento tra forze politiche che alle elezioni si erano presentati come avversari. I Cinquestelle, che già hanno i loro problemi tra l’esperimento fallito in Umbria e le sofferenze per decidere se correre in Emilia Romagna o Calabria, rifiutato un sistema – quello maggioritario – che li metterebbe fuori gioco o li costringerebbe a scegliere con chi allearsi prima del voto, cosa che come noto il M5s rifiuta dalle origini.

Da parte sua il Pd ha chiarito che il proporzionale può prenderlo in esame solo con certezze assolute sulla forte selettività dello sbarramento, esplicito o implicito che sia. Qualche tempo fa per esempio il vicesegretario vicario Andrea Orlando aveva parlato del sistema spagnolo che è un proporzionale con uno sbarramento cosiddetto “implicito” perché ha collegi molto piccoli e liste di candidati molto corte e che però a governabilità non dà nessuna garanzia e basta dare uno sguardo al caos politico che ormai da anni blocca le istituzioni di Madrid.

Peraltro il fatto che l’unica cosa su cui la maggioranza a 4 del governo Conte 2 ha trovato unanimità sia che il Rosatellum – la legge elettorale in vigore – va superato può diventare anche un salva-vita: finché non ci sarà un nuovo sistema, l’esecutivo deve rimanere lì dov’è.

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