Che cos’è il giornalismo sportivo? Ne parla Giancarlo Padovan nell’ottava “Loft Masterclass”, la lezione pubblicata in esclusiva su sito e app di Loft, dopo quelle di Antonio Padellaro e Silvia D’Onghia sulle fake news, di Andrea Scanzi sul giornalismo musicale, di Fabio Bucciarelli sul fotoreportage di guerra, di Natangelo sul mondo della satira, di Barbara Alberti sulla scrittura, di Andrea Pomella sull’autobiografia e di Duccio Forzano sul mestiere del regista. Il primo capitolo della lezione è dedicato alla narrazione dello sport tra tv e carta stampata: “Intorno agli anni 2000 il giornalismo sportivo era prevalentemente scritto – spiega Padovan – mentre con il passare degli anni hanno prevalso l’oralità e le immagini“. Così, se all’inizio tv, carta stampata e radio avevano pari dignità compenetrandosi l’un l’altra, in seguito la televisione ha assunto un ruolo predominante. Padovan racconta la sua esperienza di direttore di Tuttosport dal 2002 al 2006, “una caso un po’ atipico” nel panorama dei giornali sportivi, perché se è vero che è un giornale territoriale, che parla cioè al Nord, soprattutto al Piemonte, è anche un giornale che si vende in tutta Italia, con un bacino d’utenza molto ampio, complice il fatto che molti italiani non piemontesi tifano per la Juventus. Che cos’è quindi un quotidiano sportivo? “Un quotidiano emotivo, popolare e territoriale – racconta il giornalista – trasportato, grazie al tifo, in tutta la Penisola. Ma non si pensi che a vendere sia solo il calcio perché ad attirare il pubblico sono i grandi campioni dello sci, del ciclismo, della scherma, del nuoto e di tanti altri sport. Con l’avvento della tecnologia i giornali hanno perso molto terreno: “Il giornale è fortemente in ritardo sull’evento – spiega Padovan – Proprio per questo di ‘eventi’ non si deve parlare più, si deve parlare di approfondimento. Ma davvero sui giornali si trovano gli approfondimenti?”.

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