Le foto pubblicate su Facebook mostrano un ala di color celeste chiaro con lo stemma dei tre cerchi concentrici rosso-bianco-verde. Appartiene un drone militare italiano precipitato oggi in Libia. La notizia, circolata nel pomeriggio sui siti di informazione locali, è stata confermata dallo Stato maggiore della Difesa, che ha spiegato che è stato perso “il contatto con un velivolo a pilotaggio remoto dell’Aeronautica militare, successivamente precipitato sul territorio libico”. Il velivolo, “che svolgeva una missione a supporto dell’operazione Mare Sicuro, seguiva un piano di volo preventivamente comunicato alle autorità libiche”, aggiunge la Difesa. Sono in corso approfondimenti per accertare le cause.

Il velivolo è stato “abbattuto” dalla contraerea delle forze ribelli di Khalifa Haftar., come confermato da un portavoce dell’esercito del generale. “Stiamo ancora aspettando una spiegazione ufficiale dall’Italia sul perché questo UAV (un drone militare italiano, ndr) fosse nello spazio aereo libico”, si legge in un del tweet portavoce ufficiale dell’esercito . “La nostra difesa aerea ha abbattuto l’UAV, entrato in un’area dove era stata precedentemente annunciata una operazione militare”, aggiunge il portavoce.

“Il maggior generale Mabrouk al Ghazawi, comandante del gruppo di sale operazione della regione occidentale presso il comando generale, ha confermato che le difese anti-aeree della 9/a Brigata di fanteria hanno abbattuto un drone armato sulla zona di Souk El Ahad a nord di Tarhouna quando è penetrato nello spazio aereo della zona per una missione ostile nell’area delle operazioni”, aveva scritto il sito di informazione libica Libya Akhbar.

Citando una “fonte militare” della sala operativa del Comando, Libya Akhbar precisa che sulle prime si era pensato che si trattasse di un drone “di fabbricazione turca”, “ma poi si è appurato che portava il logo dell’aviazione italiana” e “un esame preliminare dei rottami del velivolo indicano che si tratta di un Predator“. Il sito, ma anche altri media vicini al maresciallo Haftar come Al Marsad, rilanciano foto in cui si vede l’ala del drone. Il rottame è legato su un pick-up sul quale posa un miliziano in mimetica e mitragliatore in pugno.

Le cause “sono ancora in corso di accertamento“, ma al momento “l’ipotesi prevalente è che si tratti di un incidente provocato da un problema tecnico”, avevano riferito fonti italiane qualificate, secondo cui “è ancora presto per dare una risposta definitiva, ma questa è l’ipotesi più accreditata”. In particolare, veniva sottolineato che le forze del generale Haftar, che hanno rivendicato l’azione, non avrebbero tecnologie in grado di colpire un aereo che, come il Predator, vola a circa 20mila piedi di quota.

Cosa è “Mare Sicuro” – Il dispositivo aeronavale “Mare sicuro” è dislocato nel Mediterraneo Centrale, con baricentro nelle acque a ridosso della Libia, con il compito di “assicurare la tutela degli interessi nazionali”. Una missione per la quale nel 2019 è previsto un impiego massimo di 754 militari, 6 navi e 5 mezzi aerei. I compiti della missione, come spiega la Difesa, consistono in particolare nella “protezione delle linee di comunicazione, garantendo un ambiente sicuro al traffico marittimo commerciale”; nella “protezione dei mezzi della Guardia Costiera che operano in attività Search and rescue (il soccorso delle imbarcazioni in difficoltà, ndr) dalle possibili azioni delle organizzazioni criminali”; nello svolgimento di “attività di deterrenza e contrasto delle organizzazioni criminali dedite ai traffici illeciti via mare”.

Si tratta, viene sottolineato, di “una missione di presidio di una zona di rischio”, che “non prevede alcun blocco navale né altre evoluzioni”. Dall’agosto del 2017, poi, l’operazione fornisce anche, “su richiesta della controparte, attività di supporto e di sostegno alla Guardia Costiera e alla Marina militare libiche nel contrasto ai traffici marittimi illeciti, con particolare riferimento a quelli di esseri umani”. Questi più recenti compiti sono integrati da quello di “garantire la protezione delle unità navali libiche, quando queste operano nella propria zona Sar, da possibili azioni ostili delle organizzazioni criminali”.

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