Elisabetta Trenta lascerà la casa della Difesa in zona San Giovanni in Laterano, a Roma, ‘ricevuta’ come appartamento “di servizio” quando era nel governo. “Mio marito, pur essendo tutto regolare, e sentendosi in imbarazzo, per salvaguardare la famiglia ha presentato istanza di rinuncia per l’alloggio”, dice l’ex ministra a 24 Mattino su Radio 24. “Lasceremo l’appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco e mettere a posto la mia vita da un’altra parte. Sona una cittadina come gli altri, chiedo e pretendo rispetto”, dice Trenta, spiegando che con la sua famiglia lasceranno “l’appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco e mettere a posto la mia vita da un’altra parte. Sono una cittadina come gli altri, chiedo e pretendo rispetto”.

Sulla vicenda della casa la Procura militare di Roma ha aperto un fascicolo a modello 45, senza indagati né ipotesi di reato, dopo le notizie di stampa sull’appartamento di servizio che ha mantenuto anche al termine del suo incarico dopo la riassegnazione dell’alloggio al marito che è un militare. “Non ho violato nessuna legge, è tutto in regola, mi sono attenuta alle regole. Hanno speculato sulla mia privacy. Sono una persona per bene, l’intervista è stata strumentalizzata”, dice l’ex titolare della Difesa che poi ipotizza: “Forse da ministro ho dato fastidio a qualcuno, non lo so, ma non voglio alimentare polemiche, sono una donna di Stato”.

Ieri contro Trenta si erano schierati i vertici del Movimento. “Questa cosa dal mio punto di vista non è accettabile, ha smesso di fare la ministra due mesi fa, ha avuto il tempo per lasciare la casa, è bene che ora la lasci e se il marito in quanto militare ha diritto ad un alloggio può fare domanda e lo otterrà. Questa cosa fa arrabbiare i cittadini e anche noi perché siamo quelli che si tagliano gli stipendi”, ha detto Luigi Di Maio. “Di Maio con cui ho parlato ha capito le mie ragione”, sostiene oggi Trenta, giurando fedeltà al M5s: “La mia faccia è pulita, non smetto di fare politica e di essere del Movimento: uno vale uno. Se decido di prendermi una pausa di riflessione, poi capirò cosa fare”.

Ieri, invece, Trenta si era rifiutata di lasciare l’appartamento. “Ormai la casa è stata assegnata a mio marito e in maniera regolare. Per quale motivo dovrebbe lasciarla? Non è un privilegio. La pago e la pago pure abbastanza”, spiegava al Corriere della Sera che aveva sollevato il caso. Al quotidiano di via Solferino diceva di avere una vita “di relazioni, di incontri”. Insomma, quell’alloggio continuava ad essere necessario come quando era nell’esecutivo: “Un ministro nella sua attività ha necessità di parlare con le persone in maniera riservata e dunque ha bisogno di un posto sicuro”. E “grande”, aggiungeva. Ventiquattro ore ci ha ripensato.

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