ArcelorMittal ha pronto un investimento da 6,8 miliardi di dollari in India. Il via libera è arrivato venerdì da parte della Corte Suprema indiana all’acquisizione di Essar Steel India, finita in bancarotta. L’operazione – di cui ha dato notizia per primo il portale specializzato Siderweb – verrà condotta insieme a Nippon Steel e andrebbe ad impattare sui conti della multinazionale dell’acciaio in maniera simile alla cifra che i franco-indiani avevano intenzione di giocarsi sul rilancio di Taranto. Con l’acquisizione di Essar Steel, per la quale manca il closing definitivo, ArcelorMittal diventerebbe il quarto produttore in una nazione in cui il governo sta investendo migliaia di miliardi di rupie in infrastrutture, per altro in una fase congiunturale nella quale la domanda globale di acciaio sta vacillando.

Tutto era bloccato da anni per una vicenda legata ai creditori di Essar Steel. Ora la Corte ha permesso ad ArcelorMittal di pagare i creditori e ha annullato l’ordine del tribunale d’appello fallimentare che aveva dato ai finanziatori garantiti e non garantiti pari diritto sui proventi della vendita. “Non esiste un principio di uguaglianza tra creditori garantiti e non garantiti”, ha dichiarato il giudice Rohinton F. Nariman leggendo la sentenza della Corte, secondo quanto riportano i media indiani. I tribunali fallimentari non hanno voce in capitolo nel decidere la distribuzione dei fondi tra i creditori, spiegano sempre i media.

La prima manifestazione d’interesse di ArcelorMittal per Essar Steel risale all’ottobre 2017 – a gara per l’Ilva appena vinta – e si è sostanziata il 12 febbraio 2018, ma a causa di vizi di forma è stata annullata due volte (anche nell’aprile successivo), fino all’aggiudicazione definitiva del 26 ottobre 2018, pochi giorni prima di prendere materialmente possesso delle acciaierie di Taranto. Ora la Corte suprema ha sbloccato definitivamente la vicenda e la multinazionale si appresta a mettere piede negli impianti di Hazira che furono di Essar. Il gruppo ha una capacità produttiva attorno alle 10 milioni di tonnellate di acciaio annue e occupa circa 4mila persone tra operai e manager, con quest’ultimi che, a inizio carriera, secondo il Corriere della Sera, guadagnano circa 5.500 euro l’anno.

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