“Incubo, stress”. “Vergogna”. “Ridicoli”. “Scandalosamente sempre in ritardo”. “Sempre se riuscite ad arrivare”. Leggere la pagina Facebook “Frecciarossa di Trenitalia è un’esperienza spiazzante. L’azienda posta immagini patinate di calciatori famosi spaparanzati in carrozza verso le partite in trasferta? Ecco che nei commenti i clienti comuni mortali sfogano la rabbia per i continui ritardi. L’azienda posta promozioni su grandi eventi, come la mostra alle Scuderie del Quirinale o il concerto di Mika? Identicamente, è sommersa di proteste sulla qualità del servizio e sulle tariffe inflitte a chi il treno lo usa per lavoro o per riunirsi alla famiglia lontana.

Curiosa, poi, la modalità di replica dei poveri addetti alla pagina social (a cui va tutta la nostra solidarietà per l’usura emotiva a cui sono sottoposti): “Ciao Andrea, ti rispondo in privato…”, “Ciao Giulia, inviami pure il tuo Pnr…”. Come se ritardi, disservizi, costi esorbitanti e tratte mal servite fossero questioni personali da risolvere con il singolo passeggero.

Trenitalia non è vittima di hater in versione ferroviaria. Oltre che sulle rotte locali dei pendolari, infatti, anche sulla costosa alta velocità sono all’ordine del giorno ritardi che vanno dai 20 minuti alle due ore e più. Lo dicono i numeri (li vedremo), ma lo dice soprattutto l’esperienza quotidiana dei sudditi delle Ferrovie dello Stato. Chi scrive, la settimana scorsa ha fatto quattro viaggi in treno e in tre di questi il ritardo è stato di mezz’ora e più (mercoledì 6 novembre, Frecciarossa Milano Centrale-Torino Porta Nuova n. 9544 delle 20, ritardo di 30 minuti su tragitto di un’ora; giovedì 7 novembre, Regionale 2093 Milano C.-Treviglio delle 18.53, ritardo di 45 minuti su tragitto di mezz’ora; venerdì 8 novembre, Frecciarossa Milano C.-Torino PN n. 9750 delle 19.55, ritardo di almeno 45 minuti, di più non so dirvi perché sono montato sul treno successivo, che aveva sforato di “soli” 20 minuti).

Da notare che tutti i viaggi di ritorno mattutini verso Milano sono stati puntuali, perché i ritardi tendono ad affastellarsi lungo la giornata e a esplodere verso sera. Quello che mi ha colpito, in queste disavventure, è stata la cupa rassegnazione degli altri passeggeri, evidentemente più abituati di me: mano al cellulare, immediata ridefinizione di cene, ricongiungimenti familiari, impegni serali. Per non parlare delle coincidenze saltate con altri treni.

Per sfogare la frustrazione, in uno di questi viaggi troppo lunghi ho cercato un po’ di dati sul web e ho avuto la magra consolazione di constatare che nessun fato malvagio ha preso di mira la mia persona. “Alta velocità, linee sovraccariche: arriva in ritardo il 44% dei treni”, titolava Il Sole 24 Ore il 9 dicembre 2018. “Treni ad alta velocità, 18mila ore di ritardo nel 2018. L’Autorità: si cambi”, si leggeva sullo stesso quotidiano l’11 febbraio 2019. L’articolo dà conto di una situazione che di anno in anno invece di migliorare si fa sempre più nera: nei ritardi “all’arrivo il peggioramento è del 50,5% rispetto al 2017, 821.200 minuti, 2,5 volte quelli del 2014”.

La colpa – è spiegato negli articoli – non è tanto dei treni, ma della rete ferroviaria congestionata, obsoleta, soggetta a guasti continui che infatti rallentano i convogli di Trenitalia come quelli di Italo. La prima è più esposta alla rivolta dei passeggeri, sia per la quantità maggiore di convogli che opera ogni giorno sia per l’identificazione, da parte del pubblico, con la gestione del sistema nel suo insieme. La rete fa capo a Rete ferroviaria italiana (Rfi), che è una società del gruppo Ferrovie dello Stato, anche se con un status particolare perché deve essere “terza” rispetto a ciascun operatore che corre (quando ci riesce) lungo i suoi binari.

“Preso atto della gravità della situazione, che la puntualità dei treni da molti mesi mostra forti problematiche e non evidenzia miglioramenti apprezzabili, ho chiesto a Rfi di convocare un tavolo permanente con le imprese ferroviarie”. Parole che non sono di un viaggiatore deluso, ma dell’amministratore delegato di Ferrovie dello Stato Gianfranco Battisti. Le ha pronunciate – e la cosa fece rumore su tutti i giornali – il 23 novembre 2018. Mentre il gruppo festeggia utili faraonici (362 milioni nei primi sei mesi del 2019), un anno dopo la situazione non sembra migliorata.

Ps. Modesto suggerimento low cost a Trenitalia e Italo. Le vostre app permettono sia di acquistare un biglietto sia di consultare lo “stato del treno”, cioè il ritardo o meno sulla tabella di marcia. Far dialogare le due funzioni non dovrebbe essere difficile. Così magari un passeggero, poniamo, a Milano, può farsi i suoi conti prima di pagare il biglietto per un treno dato in partenza fra mezz’ora, ma che in realtà si trova ancora dalle parti di Reggio Emilia.

Ppss. La nuova settimana comincia con un ritardo di 30 minuti, lunedì 11 novembre sul Frecciarossa 9544 delle 19 da Milano C. a Torino Pn. Fanno quattro ritardi su cinque viaggi in sei giorni.

FERROVIE DELLO STATO RISPONDE: “PRESTO NUOVE FUNZIONI NELLA APP”

Riceviamo e pubblichiamo dall’Ufficio stampa di Ferrovie dello Stato

Segnaliamo che Trenitalia sta già lavorando per offrire, a inizio del prossimo anno, con l’App Trenitalia nuove funzioni per i viaggiatori. Fra queste, anche la possibilità di conoscere l’eventuale ritardo del treno per il quale la persona sta per acquistare il viaggio.

Inoltre, le informazioni di aggiornamento durante il viaggio sono già state potenziate da Trenitalia attraverso l’App, il sito web trenitalia.com, l’invio di mail o sms ai clienti nel caso sia siano registrati o abbiano fatto richiesta in fase di acquisto. In questo modo Trenitalia aggiorna costantemente i viaggiatori personalizzando l’informazione in base allo stato del treno su cui viaggiano.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Videogiochi, limitarne per legge l’utilizzo per i ragazzi? Lo Stato non può sostituirsi alle famiglie

prev
Articolo Successivo

Antonello Nicosia, la lezione da trarre è quella di stare in guardia dai ‘buoni per professione’

next