L’ultima bozza della manovra stravolge ancora la norma sulle auto aziendali in fringe benefit: le tasse continueranno ad applicarsi sul 30% del valore dei veicoli in uso ai dipendenti per quelli a trazione elettrica e ibrida e per tutti i veicoli concessi in uso promiscuo ad agenti e rappresentanti di commercio. Per gli altri veicoli la percentuale sale al 60% in caso di emissioni di biossido di carbonio fino a 160 grammi per chilometro: non più il valore pieno del veicolo, quindi, come invece previsto dalla precedente versione della legge di bilancio. L’imponibile sarà al 100% solamente in caso di emissioni superiori a 160 grammi per chilometro, quindi solo per le auto più inquinanti.

Dopo la diffusione della bozza con la stretta sulle auto aziendali, nella giornata di giovedì sono arrivati gli altolà del leader di Italia viva Matteo Renzi e del viceministro M5s allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni. Fuori tempo massimo si era espresso negativamente anche il vicesegretario Pd, Andrea Orlando. In ritardo perché già in serata, intervenendo a Zapping, il ministro dell’economia Roberto Gualtieri aveva annunciato che “le auto elettriche e quelle ibride non saranno colpite dalla misura” che “era stata raccontata in maniera non corretta”.

Un’altra importante modifica apportata all’ultima versione della bozza della manovra è la cancellazione della norma che stanziava 100 milioni di euro per le indennità dei ministeri. Contro la norma si era schierato giovedì il Movimento 5 Stelle, sempre con il viceministro Buffagni che chiedeva piuttosto di destinare quei fondi alle imprese per l’assunzione di giovani. Il fondo da 100 milioni sarebbe servito ad “armonizzare” i trattamenti economici accessori dei dirigenti dei Ministeri e della Presidenza del Consiglio: quindi alzare le indennità percepite dal personale dei ministeri per rendere uguali a quelle di chi è a Palazzo Chigi.

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