Il dialogo per una fusione è in corso. Le conferme arrivano sia da Fca che dai francesi di Psa: l’ex Fiat e il gruppo di cui fanno parte Peugeot, Opel e Citroën lavorano a un matrimonio che darebbe vita a un colosso del settore auto da 50 miliardi di dollari. Ad anticipare la notizia era stata martedì il Wall Street Journal, citando fonti vicine al dossier. Nella mattinata di mercoledì sono arrivate le conferme.

“Sono in corso discussioni intese a creare un gruppo tra i leader mondiali della mobilità”, afferma Fca, in una nota, in merito alle notizie su “una possibile operazione strategica tra gruppo Psa e gruppo Fca”. L’azienda spiega di non avere “al momento altro da aggiungere“. Da Parigi non si nasconde nemmeno Psa che ribadisce di avere “discussioni in corso” con Fca per una “possibile fusione” con lo scopo di “creare uno dei principali gruppi automobilistici mondiali”. Un’altra nota, sempre motivata “a seguito di indiscrezioni di stampa”.

Sulla trattativa “stiamo osservando quello che accade. E’ una operazione di mercato, credo sia corretto in questo momento non rilasciare dichiarazioni“, ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli. Da Bercy, fonti del ministero dell’Economia francese all’Adnkronos fanno sapere che “si segue con attenzione e apertura le discussioni avviate tra Fca e Psa”. “Lo Stato – sottolineano – sarà particolarmente vigile sulla nuova governance del nuovo insieme e sulla preservazione degli interessi patrimoniali della Bpi“, la banca pubblica transalpina che detiene una quota in Psa. Ma anche “sul mantenimento dell’insediamento industriale e sulla conferma dell’impegno del nuovo gruppo sulla creazione di una filiera industriale europea delle batterie” in vista della crescente importanza della produzione di vetture elettrificate.

Fca dunque tenta per la seconda volta di unirsi a un costruttore d’Oltralpe, dopo la proposta di fusione alla pari da 33 miliardi di euro con Renault, naufragata all’inizio di giugno, ad appena dieci giorni dall’ufficializzazione, per le condizioni poste dallo Stato francese, primo socio della Losanga con il 15%, e la freddezza dell’alleato giapponese della casa transalpina, Nissan. Il governo francese, però, giocherà un ruolo anche questa volta importante in un eventuale accordo Fca-Psa.

Un’opzione sul tavolo, secondo il Wall Street Journal, sarebbe una fusione tra pari con il ceo di Peugeot, Carlos Tavares, che assumerebbe il ruolo di amministratore delegato della nuova società, mentre a John Elkann spetterebbe la presidenza. Il matrimonio creerebbe il terzo costruttore al mondo, con 8,7 milioni di auto consegnate nel 2018, dietro a Volkswagen (11 milioni) e Toyota (9,5 milioni).

L’ipotesi di una fusione tra i due gruppi, ricorda il quotidiano economico francese Les Echos, “non è una novità. I due patron, Carlos Tavares e Mike Manley, hanno già confermato che avrebbero studiato la possibilità di partnership che avrebbero avuto un senso” a livello industriale. A marzo si erano incontrati al Salone auto di Ginevra ma, ricorda il quotidiano, “la questione delle potenziali spartizioni di chiusure di fabbriche tra la Francia e l’Italia era tema delicato”. Le discussioni, quindi, sono state sospese senza essere mai abbandonate del tutto. “Se qualcosa sarebbe stato fatto, meglio in uno spirito amichevole e in una logica win-win”, spiegava una fonte francese a Les Echos.

I due gruppi si conosco bene da tanto tempo. “Già nel 1978 firmarono il loro primo accordo di cooperazione per realizzare insieme prima delle utilitarie poi delle grandi monovolumi in Francia e in Italia. Accordi firmati all’epoca da Gianni Agnelli”. Una cooperazione, questa, “che poi nel 2005 si è anche ampliata alla Turchia”. Da oltre un anno, sottolinea il quotidiano transalpino, “i contatti si sono spinti molto più nel dettaglio. Psa e Fca avevano studiato potenziali sinergie e discutevano più o meno attivamente” ma “lo squilibrio delle quote rispettive delle due famiglie nel capitale, quella di Agnelli in Fca (28%) e Peugeot in Psa (oltre il 13%) complicavano le discussioni”. A giugno poi le discussioni tra Fca e Renault e l’offerta da 30 miliardi del gruppo italiano che è stata ritirata a causa del quadro politico: il gruppo giapponese Nissan che non ha validato l’operazione e il ruolo dello Stato francese, primo azionista di Renault, erano stati all’origine del fallimento di quella operazione.

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