Resta ancora sotto scorta il Capitano Ultimo. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dal difensore del colonnello Sergio De Caprio, l’ufficiale dei carabinieri che arresto Totò Riina nel 1993, e ha quindi sospeso in via cautelare il provvedimento con cui il ministero dell’Interno, allora sotto la guida di Matteo Salvini, aveva revocato la misura di protezione il 3 settembre 2018 “per mancanza di segnali di concreto pericolo”.

Nel ricorso il difensore del colonnello aveva sottolineato che “un’attenta istruttoria avrebbe condotto a ravvisare numerosi indicatori di rischio per l’incolumità di De Caprio e della sua famiglia, nonché un grave ed attuale pericolo di ritorsioni, laddove era onere dell’amministrazione fornire prove oggettive sull’assenza dei pericoli per il ricorrente, tali da legittimare l’adottato provvedimento”. Nel testo dell’istanza si legge anche: “L’amministrazione avrebbe dovuto motivare in maniera più esaustiva e approfondita le presunte circostanze anche fattuali che renderebbero non più concreto l’obiettivo di assicurare, in favore di De Caprio, la misura di protezione. Dopo i suoi brillanti successi contro le organizzazioni criminali e il lungo impegnato nella lotta contro la mafia, il rischio per l’incolumità e sicurezza si devono presumere per definizione”.

“Ancora una volta il Tar di Roma – commenta Antonino Galletti presidente dell’Ordine degli avvocati di Roma – accoglie le nostre ragioni, addirittura in sede d’urgenza. Ulteriore testimonianza del fatto che il colonnello De Caprio vive ancora in una condizione di pericolo concreto e attuale”. E aggiunge: “Non ci risulta che la mafia sia stata ancora sconfitta e chi si è battuto a lungo contro di essa sacrificando la propria libertà e mettendo a rischio la vita ha diritto di essere tutelato dallo Stato”.

Lo scorso 8 ottobre lo stesso colonnello aveva scritto sul suo profilo Twitter di aver ricevuto la comunicazione che dà il via al procedimento per revoca della sua scorta, aggiungendo: “Nessun pericolo. La mafia non c’è più, è stato un gioco. Tutti invitati alla prossima cerimonia”.

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