È stato scarcerato e ora andrà ai domiciliari l’ormai ex amministratore delegato della Sogaer (società di gestione dell’aeroporto di Cagliari) Alberto Scanu, arrestato con l’accusa di vari episodi di bancarotta per circa 60 milioni di euro. Il Tribunale del Riesame, presieduto dalla giudice Tiziana Marogna, ha accolto una delle istanze del difensore, Rodolfo Meloni, disponendo una mitigazione della misura cautelare firmata dal gip, Gianpaolo Casula. Secondo le indagini della Guardia di finanza e del pm Giangiacomo Pilia, Scanu – già presidente di Confindustria Sardegna – con la sorella Laura e altri indagati (in tutto le persone coinvolte nell’inchiesta sono 12) avrebbero svuotato e fatto fallire una decina di società: trenta le imputazioni contestare tra bancarotta, semplice, fraudolenta, con distrazioni e altri reati. Nei prossimi gironi si consoceranno per motivazioni della decisione.

Sul fallimento di 9 delle 10 società ci sono “gravi indizi di colpevolezza” scriveva il gip Casula nelle motivazioni dell’ordinanza di custodia cautelare. Quanto alle altre società, la Procura contesta i crac della Sant’Elena srl Casa di Cura privata in liquidazione per un totale di 9.310.289 euro; della Immobiliare Casa di Cura Sant’Elena srl per 16.084,827; Compagnia immobiliare Sardegna per 8.226.829 euro; la San Pantaleo srl per 2.058.682; la Sofinda srl per oltre 816mila euro; la Sancenter srl per circa 349mila euro; la Sansucchi srl per 3.250.000 euro; la Società farmaceutica mediterranea srl per 8.236.128 euro. Il pm – si leggeva nell’ordinanza – sta indagando ancora sul fallimento della Sgi Settimo Scral, dichiarato nel 2016 con debiti per 1.295.910 euro. “Lo stato di insolvenza del Gruppo Scanu – scrive il giudice, ipotizzando sia il rischio di inquinamento probatorio che quello di reiterazione dei reati – risaliva al 2002. È stata ampiamente dimostrata la consuetudine con la quale Alberto e Laura Scanu si sono avvalsi di prestanome per la gestione di alcune società che vengono condotte al fallimento”.

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