“Una svolta epocale” e “culturale”. Di cosa stiamo parlando? Della riforma sul carcere per i grandi evasori fiscali. La definizione è di Alfonso Bonafede. “Un grande cambiamento”, è uno dei modi con cui definisce la riforma il ministro della Giustizia in un’intervista del Corriere della Sera. “Questa riforma è uno dei tasselli della lotta all’evasione fiscale, fra i più importanti. I cittadini – evidenzia il guardasigilli M5s – devono sapere che lo Stato fa pagare il dovuto a tutti, e ciò consentirà a tutti di pagare meno”.

“I grandi evasori sono parassiti che camminano sulla testa dei cittadini onesti, un fenomeno che non può rimanere impunito. Governo e maggioranza compatti hanno dato un segnale chiarissimo e netto”, afferma Bonafede, che si mostra tranquillo per il passaggio parlamentare: “Il decreto è stato votato nei suoi contenuti dopo un’attenta interlocuzione con tutte le forze politiche che sostengono il governo. Ho fatto parlare e ho ascoltato tutti, anche i rappresentanti di Italia viva, e alla fine questo è il testo concordato”, spiega. “È il risultato di un lavoro di squadra, perciò non mi aspetto ripensamenti né trappole in Parlamento”.

Bonafede esclude la possibilità che il decreto ingolfi i tribunali: “Si parla di una soglia minima di 100.000 euro, non di tutte le evasioni fiscali. Secondo l’Agenzia delle Entrate, coloro che evadono oltre quel limite rappresentano l’82,3% delle somme evase nel totale: di fronte a questa situazione è inaccettabile che lo Stato rinunci all’azione penale”, sottolinea. “Il problema dell’ingolfamento dei tribunali ci sarebbe stato senza la soglia minima, ma così mi pare che non si ponga”. E siccome magistrati autorevoli come Sebastiano Ardita aveva spiegato di considerare più utile la confisca, Bonafede aggiunge: “Vorrei ricordare che questa misura è contenuta nel decreto: applicheremo la confisca, anche qui, sopra la soglia dei 100.000 euro. È un altro modo per cercare di recuperare le somme sottratte all’erario. Come fa la norma che allarga le responsabilità anche alle società: è paradossale che paghino per tanti illeciti ma non per i più gravi reati tributari di cui si avvantaggiano”.

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