Dodici ore di urne aperte in sei diversi fusi orari e record di candidate donne, ben 651 tra tutti i partiti, con un aumento del 9% rispetto al 2015. Ma le elezioni in Canada sono soprattutto un referendum sul premier uscente Justin Trudeau, icona progressista offuscata da una serie di scandali. Tra questi anche il motivo che ha determinato le dimissioni delle due ministre Jody Wilson-Raybould e Jane Philpott (rispettivamente della Giustizia e del Tesoro). Si tratta dalle pressioni del premier uscente a favore della società di costruzioni canadesi Snc-Lavalin, coinvolta in una inchiesta per corruzione in Libia. Cacciate dal partito liberale, si sono candidate come indipendenti e oggi potrebbero togliere al capo del governo due seggi preziosi.

I sondaggi danno il partito liberale di Trudeau testa a testa con quello conservatore del giovane ma meno carismatico Andrew Scheer, intorno al 32-33%. Se, come pare, nessuno dei due riuscirà ad ottenere la maggioranza dei seggi (170), chi conquisterà più deputati sarà incaricato di formare il governo, di coalizione o di minoranza con il sostegno dei partiti minori. Il tasso di partecipazione alle ultime elezioni è stato del 68,3%. Con le politiche si vota per il rinnovo dei 338 seggi della House of Commons, ossia la Camera (il Senato non è elettivo). Le ultime province a chiudere i seggi saranno la British Columbia e lo Yukon territory, sul Pacifico. Alle urne sono chiamati 27 dei 37 milioni di abitanti del secondo paese più grande al mondo, ma 4,7 milioni hanno già espresso la loro preferenza con il voto anticipato. Gli orari di apertura e chiusura variano da provincia a provincia ma dopo le 19 ora di Ottawa (le 01.00 in Italia) arriveranno i primi exit poll e i primi risultati.

La parabola di Trudeau – Campione dei diritti umani, della difesa dell’ambiente, di una società inclusiva e aperta agli immigrati, il premier ha visto la sua immagine appannarsi dopo una catena di scandali. L’ultimo sono state le immagini del passato che lo ritraggono con il viso dipinto di nero, quelle ‘blackface’ che hanno subito scatenato l’accusa di razzismo, con un colpo letale a quell’immagine moderna, progressista e tollerante che aveva fatto innamorare mezzo mondo, rendendolo popolare quasi come Barack Obama. Ma prima c’erano state le dimissioni delle due ministre di Tesoro e Giustizia, ora candidate come indipendenti.

In mezzo altri scandali minori, come il viaggio alla Bahamas pagato dall’Aga Khan o una vecchia accusa di molestie sessuali quando Justin, che oggi si definisce femminista, avrebbe allungato le mani su una giovane giornalista che lo stava intervistando. Eppure ha mantenuto molte delle sue promesse: la povertà si è ridotta, la marijuana è stata legalizzata, il suicidio assistito è diventato legale, sono stati firmati accordi commerciali con la Ue, gli Usa, con i Paesi del Pacifico (Tpp). Sul fronte ambientale però ha prestato il fianco alle critiche: da un lato ha introdotto la carbon tax, dall’altro ha sostenuto due importanti oleodotti, il Keystone Xl con gli Usa, e quello che collega la costa del Pacifico ad Alberta, una delle aree più ricche di petrolio al mondo.

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