Rispondere adeguatamente alla crisi climatica non significa semplicemente stanziare alcuni miliardi di euro del bilancio pubblico, etichettare l’operazione come “green new deal” e poi esprimere la propria soddisfazione per il lavoro fatto attraverso la stampa. Non si può mettere un cerotto su una ferita grave. Il fatto che l’Italia si sia unita ad altri paesi europei nel mettere pressione alla Banca Europea per gli Investimenti per continuare a finanziare l’industria dei combustibili fossili, tra l’altro, non incentiva affatto una transizione rapida della nostra economia verso la tutela del clima.

Un vero green new deal si dovrebbe configurare come un progetto sociale, culturale ed economico di trasformazione sistemica, in grado di combattere le disuguaglianze mettendo al contempo fine alla crisi climatica. Si tratta, in poche parole, di un’opportunità storica per creare posti di lavoro dignitosi e ben pagati, di investire nei trasporti pubblici, in un’edilizia efficiente, nelle energie rinnovabili, e per rafforzare sia la resilienza al caos climatico che la volontà di ripristinare il normale equilibrio ambientale del nostro pianeta. E’ il momento di proiettarci nel futuro, anziché attendere passivamente che un clima impazzito spazzi via la nostra sicurezza e i nostri mezzi di sostentamento. Dobbiamo opporci e combattere tutto questo, per creare un Paese migliore.

E’ assolutamente vero che prendere le distanze dalle industrie che inquinano significherà fare a meno di alcuni lavori che, inevitabilmente, non serviranno più. Allo stesso tempo, il clima mutevole sta già minacciando i nostri raccolti, le nostre coste e imprese, e le improvvise ondate di calore stanno mettendo a rischio la salute e le vite di tutti noi. Attraverso questo processo, si formerà presto un complesso mosaico di vincitori e vinti.

Ciascuno dovrebbe, a mio avviso, partecipare attivamente al dibattito sull’adattamento a queste nuove condizioni e su come creare degli impieghi che possano contribuire alla costruzione di comunità e servizi maggiormente resilienti e stabili. Proprio per questa ragione, un nuovo green new deal dovrebbe scaturire da un processo inclusivo di consultazione pubblica, attraverso cui raccogliere quante più informazioni possibili ed evidenziare le esigenze e le preoccupazioni dei cittadini di tutto il Paese.

In una consultazione effettuata nel 2019, circa tre quarti degli utenti di Change.org hanno indicato come priorità quella di investire risorse pubbliche nella lotta ai cambiamenti climatici, creando così dei posti di lavoro “ecologicamente sostenibili”. Change.org adesso sta compiendo il passo successivo, attraverso il supporto a organizzazioni, esperti, associazioni e reti di persone che operano su tutto il territorio (tra cui gli scout o il movimento di Fridays for Future), affinché si possa dar vita ad un piano d’azione, un “rinascimento green” creato dal basso, fatto di consultazioni e sondaggi online e che passi attraverso la più completa comprensione dei bisogni, delle priorità e delle preoccupazioni di tutti.

Questo progetto è pensato per essere aperto, consultivo, apolitico e trasparente, e si inserisce nella più ampia battaglia contro le disuguaglianze e per la riduzione di emissioni di carbonio. Queste informazioni rappresenteranno la base di un progetto che possa riflettere in maniera autentica la visione del futuro in cui vogliamo vivere.

Pubblicheremo presto maggiori dettagli sulla consultazione. Questo momento richiede la nostra creatività e il nostro ottimismo: insieme possiamo lavorare per migliorare le nostre vite e per salvaguardare il futuro delle giovani generazioni – ma per farlo ci vuole l’onestà di riconoscere che non possiamo lasciare il sistema così com’è. Tale scelta sarebbe molto più costosa e pericolosa di qualsiasi investimento virtuoso che possiamo realizzare ora. Il tempo scorre velocemente, questo cambiamento va realizzato prima che sia troppo tardi!

Nel 2018, il patrimonio dei 21 miliardari italiani più ricchi era pari a tutte le risorse possedute dal 20% della popolazione più povera. Il trend attuale, inoltre, suggerisce che la situazione economica dei giovani sarà peggiore di quella dei loro genitori. La percentuale di italiani che si trovano in condizioni di estrema povertà – soprattutto nel Sud del Paese – è in esponenziale crescita. Intanto, le industrie dei combustibili fossili godono ancora dei sussidi statali, per 19 miliardi di euro l’anno. I soldi pubblici, quando serve, si trovano: basti pensare ai salvataggi delle banche. E’ arrivato il momento, io credo, di decidere in maniera collettiva come allocare le risorse, in modo da spingere nella direzione della sostenibilità.

La situazione attuale sta rovinando molte persone e le nostre istituzioni non sono in grado di cambiarla, se non attraverso una forte spinta dal basso. Questo perché, per raggiungere un reale e incisivo “green new deal” e metterci nelle condizioni di frenare i cambiamenti climatici, è necessario che le persone comuni assumano un ruolo di primo piano nel dibattito sulla transizione del sistema economico dalla centralità dell’industria dei combustibili fossili a una crescita sostenibile ed ecologica.

Sia l’impatto della crisi climatica che quello derivante dallo spostamento verso un’economia carbon-free si realizzerà in maniera differente per ognuno di noi. Non possiamo procedere individualmente, non possiamo lasciare soli i protagonisti di questo cambiamento, non possiamo lavorare da soli! Gli sforzi che servono per attuare il cambiamento sono enormi, ma l’opportunità di creare una società più sana ed equa è stimolante e potente: è per questa ragione che dobbiamo tutti collaborare per far sì che questo “rinascimento green” sia nostro, di tutti.

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