Terna ci riprova in Sicilia. Il 18 settembre a Palazzo d’Orleans, a Palermo, è stato messo nero su bianco. Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, l’amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti Fabrizio Palermo e l’amministratore delegato del gestore della rete elettrica, Luigi Ferraris, hanno firmato un Accordo di programma per interventi per la sicurezza del sistema elettrico e lo sviluppo del territorio regionale. Un investimento di 600 milioni da euro, con l’obiettivo di “di realizzare progetti di sostenibilità ambientale e territoriale in tema di energia, in stretta collaborazione anche con le amministrazioni locali e con il coinvolgimento della popolazione”.

Tra i progetti, l’elettrodotto a 380 kW che collegherà la stazione elettrica di Chiaramonte Gulfi a quella di Ciminna, “per migliorare la continuità della fornitura dell’energia elettrica nell’area centrale della Regione”. Un’infrastruttura interamente aerea, di una lunghezza complessiva di 172,6 km, dalla Stazione Elettrica di Chiaramonte Gulfi, nel ragusano, alla Stazione Elettrica di Ciminna, nel palermitano. Interessate anche le province di Enna, Caltanissetta, Agrigento e Catania, con il coinvolgimento di 23 Comuni. Previsti sostegni di altezze comprese tra i 60 e i 72 metri, ad una distanza di circa 400 metri. Il 1 dicembre 2018 Terna, che conta di investire quasi 250 milioni di euro, ha ripresentato al Mise il progetto. Che rispetto al precedente prevede varianti per circa 62 chilometri del tracciato.

Già, perché l’opera è tutt’altro che una novità. È inclusa tra quelle previste nel Piano di sviluppo della rete elaborato da Terna per il 2011. Insomma se ne parla da otto anni. Tra avvisi pubblici, decreti del ministero dell’Ambiente e di quello dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, diverse richieste di integrazioni e contrastanti pronunciamenti dei giudici amministrativi. E proteste delle associazioni ambientaliste, preoccupate dall’impatto dell’elettrodotto sui territori attraversati.

“L’intervento è finalizzato a creare migliori condizioni per il mercato elettrico e a migliorare la qualità e la continuità della fornitura dell’energia elettrica nell’area centrale della Regione Sicilia. Il nuovo elettrodotto consentirà di ridurre gli attuali vincoli di esercizio delle centrali presenti nella parte orientale dell’isola, migliorando l’affidabilità e la sicurezza della fornitura di energia elettrica”. L’avviso pubblico dell’annuncio relativo alla domanda di pronuncia di compatibilità ambientale su La Sicilia il 26 luglio 2012 ha costituito l’avvio della storia relativa all’elettrodotto. L’inizio del lungo iter autorizzativo.

L’11 dicembre 2015 la Commissione tecnica di verifica dell’impatto ambientale VIA/VAS, concede parere positivo. D’altra parte ugualmente positivi, anche se con specifiche prescrizioni, erano risultati i pareri espressi da alcuni degli Enti Locali coinvolti nel progetto. A partire dalla Provincia di Catania e poi quella di Caltanissetta, passando al Genio civile della Provincia di Agrigento, alla Provincia Regionale di Ragusa e l’Ispettorato ripartimentale delle foreste della provincia di Caltanissetta. Comprese la Soprintendenza per i beni Culturali e il Paesaggio della provincia di Caltanissetta, la Soprintendenza Beni culturali e ambientali di Enna e poi quella di Palermo. Prescrizioni che, relativamente alle Soprintendenze, hanno comportato la realizzazione di saggi archeologici e, in alcuni casi, di una campagna di scavi e di esplorazioni archeologiche, in siti di accertata rilevanza, con delocalizzazione e spostamento di alcuni sostegni.

Il 2 marzo 2016 giunge anche il parere positivo, con prescrizioni da parte del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. Così il 27 aprile 2016 arriva il decreto di compatibilità ambientale del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto al ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. Tutto pronto per partire con i lavori. Che invece non sono ancora iniziati.

Agli inizi di agosto 2018 lo stop del Consiglio di Stato che ha accolto il ricorso di una imprenditrice locale. Il motivo? Il Tribunale amministrativo di secondo grado ha ritenuto non giustificato il parere della Soprintendenza, perché non ha approfondito il cambio di parere di una sua precedente valutazione. La sentenza è arrivata dopo un pronunciamento del Tar del Lazio, che aveva invece respinto un ricorso di 24 aziende della zona. Sembrava la fine del progetto che invece è rinato, anche se modificato.

“La Sicilia ha bisogno di questa infrastruttura. Una autostrada a sei corsie che permetterà alla Regione rapidi scambi tra area orientale e occidentale e migliorerà la sicurezza della rete elettrica, con un incremento della qualità e della continuità della fornitura. Proprio per garantire standard adeguati evitando di introdurre elementi strutturalmente più complessi e quindi minimizzando l’eventualità di guasti la linea correrà per intero con percorso aereo”. Adel Motawi, Responsabile Autorizzazioni e Concertazione presso Terna non ha dubbi. Questa volta non ci saranno sorprese. Neppure da parte del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. Così l’isola potrà finalmente sfruttare, maggiormente e con più sicurezza, l’energia messa a disposizione da fonti rinnovabili.

“Il dipartimento dell’Energia ha ribadito che l’elettrodotto rappresenta la dorsale principale per consentire la trasmissione dell’energia in Sicilia e per utilizzare a pieno l’attuale e futura produzione di energia da fonti rinnovabili dell’Isola“. Anche Alberto Pierobon, assessore regionale dell’energia e dei servizi di pubblica utilità, è deciso sull’opera. Dopo tante incertezze, forse la svolta, decisiva. La Sicilia avrà probabilmente il suo Elettrodotto. Voluto, quasi, da tutti.

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