“Se un ministro va in Aula e dichiara il falso sulla base di atti falsi, questo è un fatto di una gravità inaudita. Di questo stiamo parlando in questo processo, anche se è una verità scomoda”. A rivendicarlo, durante la fase finale della sua requisitoria, il pm Giovanni Musarò, nel corso del processo Cucchi bis, a carico di 5 carabinieri accusati a vario titolo del pestaggio e della morte del geometra romano nel 2009. Il riferimento è alla giornata di martedì 3 novembre 2009, quando nell’Aula del Senato il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, nell’ambito dell’informativa del governo sulla morte di Stefano Cucchi, venne chiamato a riferire sulle circostanze della sua morte. Fu in quel caso che l’allora ministro “dichiarò il falso” di fronte al Parlamento sul caso Cucchi, sulla base di una “serie di annotazioni falsificate” da parte dei carabinieri. “In questo processo, ma a maggior ragione in quello sui depistaggi, parliamo del fatto che è stato costruito un atto falso in una caserma dei carabinieri. Fatto di gravità inaudita e per questo il comando generale dell’Arma si è costituito parte civile”.

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