Sono passati cinque giorni dall’incendio nel sito chimico Lubrizol e ancora i cittadini di Rouen, nel nord-ovest della Francia, lamentano “il cattivo odore dell’aria” e disagi come nausea, vomito, diarrea. La sera del primo ottobre, un gruppo di persone ha protestato insieme ad alcuni parlamentari, accusando le autorità di “nascondere le verità sulle conseguenze dell’incendio”. Uno dei pompieri che è intervenuto sul posto, intervistato da Libération, ha rivelato che “per motivi di sicurezza” i risultati delle sue analisi sono stati dichiarati “inaccessibili” e consegnati ai suoi superiori: “Mentono per non seminare il panico”, ha detto al quotidiano francese.

L’Assemblea Nazionale oggi ha deciso di aprire una “missione di informazione” – diversa cioè dalla “commissione d’inchiesta” invocata negli ultimi giorni da diversi parlamentari – sul grave incidente nel sito classificato Seveso, dunque, ad alto rischio per la popolazione. Ciò significa che una delegazione parlamentare studierà il problema prima di pubblicare un rapporto ad hoc. Intanto il governo intende chiedere “controlli di sicurezza supplementari negli stabilimenti Seveso”, ha riferito la portavoce del governo, Sibeth Ndiaye, intervistata da Radio Europe 1.

Il primo ottobre, la prefettura della Seine-Maritime, ha annunciato che sono 5.253 le tonnellate di prodotti chimici andate in fumo durante l’incendio. La prefettura ha precisato che “non tutti i prodotti sono pericolosi”, ma “questa pericolosità dipende dalla quantità presente, dalla trasformazione delle molecole dopo la combustione e dal modo in cui si è esposti (contatto cutaneo, inalazione, ingestione)”. L’elenco dei prodotti, in larga parte “additivi multiuso”, è online, ma gli interrogativi restano e la popolazione, nella zona di Rouen, continua ad essere molto preoccupata.

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