Occorre anzitutto stigmatizzare la pessima risoluzione adottata dal Parlamento europeo che ha messo sullo stesso piano comunismo e nazismo. Pessima anche per la controlezione di storia, ovvero di ignoranza crassa in materia che essa contiene. Altro che i congiuntivi di Di Maio e le sue confusioni tra Cile e Venezuela! Qui siamo di fronte alla riscrittura della storia ad uso e consumo di preoccupazioni politiche di determinate élite, procedenti più che altro da Paesi dell’Est europeo.

Mi riferisco in particolare al punto B della risoluzione, che addebita lo scoppio della Seconda Guerra mondiale alla firma del patto Molotov-Ribbentropp, quando tutta la dottrina storiografica è unanime, e non potrebbe essere altrimenti, nell’addebitare tale guerra devastante all’espansionismo nazista, come accertato fra l’altro in termini inequivocabili dal tribunale alleato di Norimberga.

Ma è tutto lo spirito della risoluzione, ansiosa di porre sullo stesso piano nazismo e comunismo, a costo di qualsiasi grossolana falsità, ad essere pervaso di quello che lo storico Angelo D’Orsi, sul manifesto, ha definito un vero e proprio “rovescismo” che va ben al di là di qualunque revisionismo finora tentato. Viene apertamente disconosciuto il contributo della Russia sovietica che, a costo di decine e decine di milioni di morti, ha fermato la belva nazista.

Senza questo contributo saremmo tutti, compresi gli irresponsabili europarlamentari autori della risoluzione, a fare il passo dell’oca, a cantare Deutschland über alles e i campi di sterminio allestiti per eliminare ebrei, comunisti, zingari, disabili e altri funzionerebbero ancora a pieno regime. Per altri aspetti la risoluzione appare disorganica e confusionaria. Si tratta di un documento fortemente ideologico, nel senso peggiore del termine, il cui unico effetto sembra quello di soddisfare taluni regimi destrorsi dell’Est europeo e di peggiorare notevolmente i rapporti con la Russia, con la quale andrebbe invece intrapreso e sviluppato un dialogo approfondito su tutti i terreni.

Bene hanno fatto quindi l’eurodeputato eletto nelle liste del Pd Massimiliano Smeriglio, che su Facebook ha esaurientemente motivato la sua scelta, e tutto il gruppo europeo dei Cinquestelle a non approvare l’indegna risoluzione.

Malissimo hanno invece fatto tutti coloro – e addolora particolarmente la scelta di Giuliano Pisapia – che hanno voluto apporvi la propria firma nel nome di una generica e non meglio precisata “lotta al totalitarismo”.

Va certamente condotta con rigore e approfondimento l’analisi sugli errori e sui crimini di regimi che in qualche modo si richiamavano al comunismo. Ma ben distinguendo tra aggressori e aggrediti, tra vittime e carnefici, indagando con cura sugli sviluppi storici e, soprattutto, salvaguardando le enormi potenzialità che nonostante tali errori e tali crimini il comunismo – come ideale che risale alla dottrina marxista e alle successive elaborazioni di Lenin, Mao, Fidel Castro, Hugo Chavez e altri – continua ad avere.

Oggi più che mai alla luce della drammatica crisi del capitalismo, che lungi dall’essere solo una crisi economica è crisi sociale, culturale e ambientale, fino a mettere in pericolo la sopravvivenza stessa del pianeta e dell’umanità per effetto del riscaldamento globale e di altri fenomeni deleteri con i quali dobbiamo oggi misurarci.

Lo ha detto con la consueta schiettezza e semplicità Papa Francesco qualche anno fa, quando ha svolto un parallelo fra comunisti e cristiani, per affermare che entrambi sono animati dallo stesso ideale di solidarietà e fratellanza umana. Nonostante le falsità e le mistificazioni che promanano dal Parlamento europeo, il comunismo resta oggi più che mai un ideale necessario per opporsi ai disastri ambientali, sociali e culturali provocati dal capitalismo e dalla tendenza verso la guerra che esso porta in sé.

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