di Andrea Masala

Suggerirei di non correre dietro ai pettegolezzi e alle emotività personali nel format “scissione”. Piuttosto guarderei ai gruppi dominanti del Paese, ancora abbastanza rappresentati dai grandi giornali, dalle loro proprietà e dai loro intellettuali principali. Quei giornali (e quelle proprietà) che dagli anni 90 hanno voluto disarticolare ciò che restava di partiti autonomi nel programma e nell’organizzazione e spinto per soggetti non rispondenti alle categorie della politica, ma solo a quelli della politologia. Soggetti a immagine e somiglianza della raffigurazione giornalistica, totalmente staccati dal sociale, salvo poi gli stessi giornali scommettere su tutti i guastatori interni, i più spregiudicati, dei suddetti partiti.

In questo senso credo che sia utile guardare al gruppo Cairo per capire le mosse di Matteo Renzi e anche per capire le inspiegabili posizioni del gruppo Gedi, ferocemente contrario ad ogni ipotesi di governo, il quale invece evidentemente già sapeva e andava preventivamente contro il suo principale concorrente.

Ora non sappiamo quali mosse abbiano in mente Renzi o Cairo (i suoi giornali però già parlano di giusto riequilibrio di un governo troppo spostato a sinistra), quanto e quando fibrillerà il governo, su quali temi si cercherà il falso incidente, cosa faranno (i guastatori?) i suoi pasdaran lasciati dentro (Marcucci, Lotti, Guerini). Però una cosa mi sento di suggerirla: approvare il prima possibile una legge elettorale proporzionale.

Perché quando il mare politico è pieno di pirati, il proporzionale diluisce e depotenzia la loro concentrazione e la loro propensione a far precipitare sempre tutto su di loro in un referendum maggioritario perpetuo e una campagna elettorale con sondaggiocrazia perpetua sulle loro singole personalità.

La politica è per i cittadini, tutti, non per i due Mattei.

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