E’ il grande tema di ogni inizio governo. Fateci caso, la famiglia diventa il primo argomento da tirare in ballo nell’elenco dei buoni propositi. Rischia tuttavia di diventare un proposito e basta, come quando dici di volerti mettere a dieta dopo Natale o di iscriverti in palestra a settembre. Solo che se in questo caso sono affari tuoi, nell’altro sono affari pubblici.

Le dichiarazioni della neo ministra Elena Bonetti ci soddisfano eccome: parlare di Family Act e di Pillon chiuso in un cassetto (buttate la chiave però, eh) sono quel che ci vuole dopo un periodo di oscurantismo dove alla donna venivano date terre da coltivare al terzo figlio, buoni per starsene a casa a procreare (a patto di rinunciare a lavoro), buoni bebè utili a comprare ben cinque pacchi di pannolini. Come dimenticare poi i portachiavi a forma di feto di Verona, i manifesti pro life, il fertility day dell’allora ministra della Salute Beatrice Lorenzin e i ben tre giorni di congedo parentale ai neo papà. Sono i cosiddetti “padri chaffeur”: giusto il tempo di riaccompagnare la neo mamma a casa dall’ospedale per poi lasciarcela sola, in quella casa.

Nel frattempo il mondo andava avanti per conto suo e per non arrivare a paragoni impossibili – tipo i paesi scandinavi, la Spagna e il Portogallo – alcune aziende e grandi marchi si sono autorganizzati. Da ultimo il gruppo Kering, colosso della moda che controlla Yves Saint Laurent ma anche i marchi italiani Gucci, Brioni, Pomellato e Bottega Veneta. Dal prossimo gennaio il congedo parentale per i neopapà sarà di fatto equiparato a quello delle neomamme del gruppo, che potevano già beneficiare di 14 settimane retribuite al 100% del salario. Durante i tre mesi e mezzo di astensione dal lavoro, il neopapà riceverà lo stipendio pieno, senza alcuna decurtazione.

Ecco, cara ministra Bonetti, stavolta davvero non possiamo farci rincorrere. Le sue dichiarazioni sono importanti se verranno realizzate, altrimenti faranno più male che bene, perché sarà l’ennesima delusione. Questa è una chance che non potete perdere perché il congedo parentale, i nidi gratuiti, la pianificazione di vere politiche familiari e – di conseguenza – il raggiungimento delle pari opportunità sono cose serie.

Ma attenzione, perché in nome del principio di bi-genitorialità perfetta giace ancora il disegno di legge Pillon che è una gabbia per le donne che subiscono violenza e per i figli che la vivono. Iniziamo a parlare di pari opportunità, dentro e fuori la famiglia; il resto è tutto da fare.

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