Settemila bambini, per l’esattezza 6783, non potranno tornare al nido e alla scuola dell’infanzia in Veneto perché non hanno adempiuto alla vaccinazione. In età di asilo nido sono 3113 mentre quelli nella fascia 3-6 anni sono 3670. Le Ussl con il maggior numero di bambini non in regola sono quella Euganea che ha 1377 piccoli che non hanno ricevuto nemmeno una somministrazione, seguita a ruota da quella della Marca Trevigiana con 1373 bambini non adempienti. Nessuno di questi piccoli potrà accedere ai servizi perché non sono stati sottoposti a nemmeno uno dei dieci vaccini previsti dalla cosiddetta “Legge Lorenzin”.

Anche quest’anno scolastico, infatti, la norma parla chiaro: per essere ammessi alle lezioni bisogna avere le coperture vaccinali secondo lo scadenzario deciso dal ministero della Salute oppure per quelli iscritti al primo anno, l’attestazione di un appuntamento preso presso l’Asl per sottoporre il bambino alla somministrazione. Qualora l’appuntamento non fosse rispettato gli alunni vengono allontanati dalla frequenza. In Veneto sono terminate le possibilità di adeguarsi alla normativa: “Abbiamo tenuto una linea molto accomodante nel tentativo – spiega l’assessore all’Istruzione Elena Donazzan – di comprendere le azioni delle famiglie ma non possiamo andare contro la Legge. Siamo stati molto elastici quando ci siamo trovati davanti a chi prenotava e poi disdettava per procrastinare. Nido e scuola dell’infanzia non sono obbligatorie perciò le famiglie dovranno decidere che fare. Il tempo è scaduto, non solleciteremo più nessuno ora c’è la libera scelta del genitore: o lo manda a scuola vaccinato o lo tiene a casa”.

Del resto i genitori no vax si stanno già attrezzando trovando soluzioni alternative come i nidi famigliari o i cosiddetti “asili nel bosco” dove non è richiesta alcuna certificazione sul fronte vaccinale. “Io – spiega la Donazzan – ho fatto il mio appello affinché non ci fosse un muro contro muro di là delle posizioni personali. C’è la Legge e va rispettata. Chi fa perdere l’occasione di una formazione ai propri figli se ne assume la responsabilità”. Nessun rischio, invece, per gli studenti dell’obbligo che non hanno adempiuto alla normativa: per loro la multa prevista è solo uno spauracchio per ora. “Se qualcuno verrà a chiedere alla Regione la cifra collegata pensando ad un danno erariale allora dovremo per forza intervenire sulle famiglie”, precisa l’assessore veneta. Alle scuole elementari e superiori i fuori regola in Italia sarebbero il 10% e per loro sarebbe prevista una sanzione da 100 a 500 euro. Intanto anche a Bolzano, capitale dei no vax, il 35% dei bambini di nidi e materne non è coperto dal morbillo e il 40% è privo di coperture anti meningococco tant’è che il Comune ha espulso dalle materne 470 piccoli. Anche a Rimini i vigili hanno presentato a 27 famiglie i verbali di esclusione da asili e materne. E ai ragazzi della scuola dell’obbligo non in regola il Comune ha fatto pagare una multa da 50 euro per ogni giorno di frequenza.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Educazione civica, Consiglio superiore della pubblica istruzione boccia la sperimentazione per 2019. Miur: “Programmazione dal 2020”

prev
Articolo Successivo

Scuola: parte il nuovo anno, ma non per tutti. Italia campione europeo dell’abbandono (14%). Per recuperare il divario servono 10 anni

next