“Le persone e le organizzazioni che diffondono odio o attaccano gli altri sulla base di chi sono non trovano posto su Facebook e Instagram. Candidati e partiti politici, così come tutti gli individui e le organizzazioni presenti su Facebook e Instagram, devono rispettare queste regole, indipendentemente dalla loro ideologia”. Un portavoce di Facebook spiega perché siano stati rimossi, a sorpresa, numerosi profili e pagine di responsabili nazionali, locali e provinciali di Casapound, compresi quelli degli eletti in alcune città italiane. Restano, invece, consultabili i profili su Twitter. Offline anche molte pagine di Forza Nuova. “Gli account che abbiamo rimosso – spiegano ancora dal social network, che l’anno scorso ha comprato Instagram – oggi violano questa policy e non potranno più essere presenti su Facebook o Instagram”.

Già ad aprile Facebook aveva bloccato alcune pagine e profili spiegando che erano state violate le regole della comunità e appena due giorni fa sul profilo di Andrea Cpi, militante del gruppo di estrema destra, era stato pubblicato un post – poi cancellato – che offendeva la neoministra dello Sviluppo economico Paola De Micheli. Il segretario Simone Di Stefano parla di “affronto alla democrazia“, mentre per il leader del movimento Giancluca Iannone “Facebook e Instagram ci cancellano perché oggi eravamo in piazza contro il governo. Sono state colpite tutte le realtà che si rifanno a CasaPound: il Blocco Studentesco, Solid, addirittura sono stati disabilitati i profili di amministratori della pagina del Primato nazionale, una rivista sovranista libera, non di Cpi (acronimo di Casapound Italia, ndr)“, aggiunge Iannone, spiegando che questo “atto vergognoso ha un precedente: già in campagna elettorale ci avevano cancellato decine di pagine. Si tratta – di un gravissimo atto discriminatorio commesso nei nostri confronti dai colossi social – spiega – Ma certo noi non staremo con le mani in mano: siamo già pronti a partire con una class action”.

Poco prima della dichiarazione di Facebook erano intervenuti sui social anche dal Pd per chiedere chiarimenti al social network. “Che succede? – aveva scritto il dem Emanuele Fiano -. È un fatto molto pesante, non può essere un caso, all’origine del quale devono esserci ragioni gravi. Vogliamo capire”. Sulla stessa scia il senatore del Pd Dario Parrini su facebook: “Tardi. Ma meglio tardi che mai. È l’unico commento che mi viene da fare alla decisione di Facebook e Instagram di chiudere decine di pagine e profili legati a CasaPound. L’apologia di fascismo in Italia non è un’opinione. È un reato“. Facebook ha rimosso le pagine dei due movimenti perché violavano gli standard della community e nello specifico le regole che riguardano “persone e organizzazioni pericolose”, dettagliate all’interno del punto “Violenza e comportamenti criminali”.

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