Ermenautica – Saperi in Rotta ha preso il largo. Il progetto del dipartimento di Storia Antropologia Religioni Arte Spettacolo dell’Università La Sapienza di Roma, che ha imbarcato studenti e professori di varie discipline ed atenei, ha mollato gli ormeggi venerdì 30 agosto a Palermo e navigherà pere due settimane tra la Sicilia, la Tunisia e le terre di mezzo. Obiettivo: indagare, navigando su una barca a vela, la tematica del “convivere” e delle “convivenze” nelle forme, negli spazi, nelle dinamiche e nei processi entro cui comunità e gruppi, vecchi e nuovi, si sviluppano e si ricostituiscono, in maniera spesso imprevedibile.

La prima lezione a bordo sarà quella del dottor Carmelo Russo su “Migrazioni mediterranee ‘rovesciate’. Siciliani e madonne in rotta verso Tunisi”, seguiranno i professori Gianluca Bascherini con “Le politiche migratorie in Europa, uno sguardo storico comparato”, Umberto Gentiloni con “Dal mare nostrum del fascismo alla Campagna d’Italia del 1943” e Bruno Bonomo con “Roma, città di immigrazione: dal 1870 a oggi”, per citare solo le prime lezioni del fitto programma. Che prevede anche quattro giornate di studio e attività a terra a Tunisi e un cambio di equipaggio a Pantelleria dove avrà inizio un nuovo ciclo inaugurato dai professori Stefano Boni con “Stato e rigidità identitaria” e Luca Jourdan con “Antropologia della frontiera”.

Quindi la tappa di Lampedusa e Scicli con il confronto con l’Osservatorio permanente sulle migrazioni di Mediterranean HOPE e il dibattito con Osvaldo Costantini (antropologo, Sapienza Università di Roma), Pippo Gurrieri (No MUOS) e Alessandra Sciurba (Mediterranea Saving Humans) a Villa Penna. Infine l’arrivo a Catania dove sono previsti l’incontro con l’Associazione Thamaia Onlus (centro antiviolenza Catania) e i saluti finali del professor Antonino Colajanni con la sua lezione su: “Antropologia del Mediterraneo, ieri e oggi”.

“Se è vero che gli aspri scenari delle crisi attuali sono sempre più spesso segnati da razzismi, violenze, rigide contrapposizioni e chiusure identitarie, è vero anche che assistiamo da più parti all’emergere di pratiche di autorganizzazione, di complesse e articolate spinte a connettere forme di vita, a promuovere somiglianze e affinità e a recepire il valore della differenza“, si legge in un documento introduttivo del progetto. Che spiega come “in un mondo tendenzialmente uno ma irrimediabilmente diverso e/o frammentato, lo sguardo etnografico e l’azione antropologica (…), possono suggerire un ampio orizzonte di indizi, figure, processi ed esperienze da sottoporre ad attenta analisi, individuando modelli teorici adeguati a interpretare le attuali dinamiche economiche, politiche, giuridiche e sociali”.

Ad esempio viene citato il ruolo che il diritto svolge in relazione alle politiche migratorie in atto nel Mediterraneo, e che vede, “da una parte, legislatori impegnati in politiche di chiusura in sempre più palese contrasto con i princìpi costituzionali e del diritto internazionale e, dall’altra parte, giudici nazionali ed europei che non di rado esprimono orientamenti tendenti a ricondurre, nei limiti del possibile, le normative in materia al rispetto di quei princìpi”. E ancora, “si pensi al contributo che gli studi storici e antropologici possono offrire per contrastare le sempre più diffuse letture emergenziali e securitarie dei fenomeni migratori, evidenziando invece la natura “circolare” delle migrazioni storicamente in atto nello spazio Mediterraneo e più in generale nel continente europeo”.

Il progetto Ermenautica, quindi, “non solo assume la convivenza come oggetto di riflessione ma anche come pratica di ricerca. La scelta di uno sguardo interdisciplinare sulle varie dinamiche in atto nello spazio Mediterraneo e su un ambiente/mezzo/strumento formativo come la barca a vela potrebbe, infatti, rivelarsi estremamente feconda per un’etnografia capace di soffermarsi sul passaggio da un “abitare” impotente e individualistico alla dinamica del “convivere” il mondo che permette un rinnovato impegno politico fondato sulla partecipazione”.

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