Sembra ormai molto probabile che Giuseppe Conte riuscirà a formare un governo “giallorosso”. Ne sono contento per tre motivi:

1) perché in questo modo si evita di andare a elezioni anticipate che darebbero la maggioranza al centro destra e porterebbero a un governo Salvini antieuropeo, razzista e filofascista;

2) perché la nascita del secondo “governo Conte” (a questo punto non esiterei ad usare questa formula, visto che lo sconosciuto professore pugliese ha dimostrato di essere un buon navigatore, specie salvando l’Italia dalla sconfessione dell’Europa) mette insieme tutta la sinistra italiana, e la chiama alla prova dei fatti;

3) perché l’obbligo di governare dovrebbe spingere sia il M5S sia il Pd a trovare finalmente quella identità – sul piano politico, economico e sociale – che il M5S non ha mai avuto essendo soprattutto un movimento di protesta e che nemmeno il Pd è mai riuscito a darsi da quando è nato da due genitori poco compatibili, gli ex comunisti e la ex “sinistra Dc”.

Le occasioni per cominciare a delineare queste identità non mancheranno di certo, a partire dalla necessità di definire un programma del “Conte bis” che morda nel merito dei problemi reali del Paese. Cito fra gli altri pochi temi che mi appaiono di primaria importanza, e li cito seguendo l’ordine delle mie personali preferenze e priorità:

a. I due partiti (più i piccoli che sosterranno il governo, a partire da LeU e – mi auguro – +Europa) avrebbero ancora il tempo per approvare con un blitz la legge sull’eutanasia, evitando al Parlamento la vergogna di farsi “delegittimare” dalla Corte Costituzionale, che pure aveva concesso un anno di tempo per legalizzare “la dolce morte”: una scelta cui è indiscutibilmente favorevole oltre il 70% degli italiani;

b. Combattere duramente il più vergognoso (sul piano morale) e il più grave (per le sue conseguenze) dei reati economici, l’evasione fiscale, anche con il carcere per i casi più gravi (in Italia i detenuti per reati fiscali sono 150, contro i 5.600 della Germania e i 12mila degli Usa). Recuperando anche solo un terzo dei 150 miliardi di evasione, il governo potrebbe disporre ogni anno (sottolineo “ogni anno”) di 50 miliardi con cui risolvere i più gravi problemi sociali ed economici del Paese.

Leggo oggi sui giornali che l’80% dell’Irpef proviene dai lavoratori dipendenti e dai pensionati, “costretti” – dall’evasione degli altri – a pagare tasse spropositate. E faccio presente che a queste due categorie messe insieme appartengono 34 milioni di contribuenti/elettori: dunque perché si esita ad agire? La lotta all’evasione è un dovere politico e morale per la sinistra, che non dovrebbe “aver paura” del proprio elettorato;

c. Cancellare le leggi razziste e fascistoidi volute da Matteo Salvini, innanzitutto i due “decreti sicurezza” e la legge sulla difesa “sempre legittima”;

d. Combattere il continuo e rapido imbarbarimento della vita civile da un lato con misure efficaci (inutile sequestrare la patente agli assassini al volante, che continueranno a girare con le loro macchine: è molto più utile sequestrare le auto), dall’altro – e soprattutto – riconoscendo il livello di materia di primaria importanza all’educazione civica in tutti i livelli scolastici. La Costituzione e le norme del vivere civile non sono certo meno importanti delle altre materie di insegnamento.

Naturalmente, avrei potuto continuare con i desiderata, ma ho preferito mettere a fuoco poche cose di importanza vitale per il nostro futuro. Voglio invece sottolineare che su questi temi sono praticamente assenti – o assai flebili – le voci dell’estrema sinistra, quella che ha sempre trattato i riformisti (da socialista ne so qualcosa) come “servi del padrone”. Dove sono – quando si parla ad esempio di evasione fiscale – Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema e gli ex presidenti del Senato e della Camera, Pietro Grasso e Laura Boldrini? Né brillano per il loro impegno su questi temi i giornali “di sinistra”, compreso secondo me quello che ospita il mio blog.

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