Che gli effetti della crisi di governo innescata da Matteo Salvini si fossero riversati anche sui suoi cliccatissimi social era stato constatato a sole 48 ore dallo strappo coi 5 Stelle. Ma ora a certificare la débâcle è lo stesso Luca Morisi, spin doctor del leader della Lega, nonché a capo della cosidetta ‘Bestia’, staff digitale dell’ormai ex ministro dell’Interno. Intervistato da Repubblica, Morisi ammette il crollo anche se, dice, i dati degli ultimi giorni mostrano una risalita. Una perdita di consensi online che è inversamente proporzionale al successo del presidente del Consiglio sulle stesse piattaforme virtuali, specie dopo il discorso al Senato in cui ha annunciato le sue dimissioni.

Anche osservando il flusso dei commenti in tempo reale su Facebook e Twitter, gli utenti apprezzavano il suo stile anche nelle accuse al leader della Lega, dalla sua “carenza di cultura istituzionale” fino alla decisione di avere anteposto a tutto i suoi interessi personali e di partito fino alla strumentalizzazione dei simboli religiosi. “Non svelo un segreto se dico che sui social in questa crisi Conte è cresciuto tantissimo. Ha avuto un exploit in-cre-di-bi-le”, dice Morisi a Repubblica. E pur ammettendo il calo dei like sui social e la ripresa degli ultimi giorni, aggiunge che il presidente del Consiglio “Conte cresce da giorni. Perché prende i like di quelli di sinistra, tantissimi like”.

Il capo della ‘Bestia’ è lo stesso che sui social decide cosa postare, dalla carbonara fumante al tiramisù di mezzanotte. È la mente dietro slogan facili e grafiche postate contro i migranti, a favore della politica dei porti chiusi. Quello dello screenshot di testate online che danno conto di richiedenti asilo accusati di reati, attivisti di sinistra che fischiano Salvini ai comizi, cani maltrattati e salvati. Ma anche di Salvini che fa selfie ai comizi, Salvini a torso nudo in mezzo a un orto di fiori di zucca, Salvini in spiaggia con una croce al collo bene in vista. Una strategia che è stata determinante per il successo del nuovo corso della Lega, che dal 3 è passata al 34,3% delle ultime Europee. Ma Morisi respinge le accuse di chi sostiene che una volta lasciato il Viminale la sua “macchina della propaganda” rischi di rimanere senza fondi. Secondo quanto emerso da un’inchiesta dell’Espresso, infatti, i 341mila euro l’anno per lo staff non sono pagati dal Carroccio, ma coi soldi dei contribuenti. “Non è vero che il nostro sistema costa molto – dice ancora a Repubblica – Non è vero che va avanti con chissà quali soldi. Non è vero che usiamo i bot russi. Solo Renzi non lo capisce, è ossessionato”. E conclude: “Se la ‘Bestia’ costa tanto? Siamo gli stessi di quando avevamo il 3%”.

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