I turisti ancora in Sardegna rischiano di trovare più di un distributore di benzina chiuso per sciopero. La protesta è partita mercoledì da Cagliari con la marcia di un centinaio di gestori verso il Consiglio regionale per contestare i ristretti margini di guadagno delle loro attività dopo le ultime ondate di tagli. “Un litro di benzina, alla pompa 1,76 euro: Stato 1,06, petrolieri 0,69. E gestori 0,2″, si legge su un cartello che sintetizza il problema. L’adesione secondo Angac, la sigla che ha indetto la protesta e che riunisce un centinaio di stazioni di servizio sulle circa cinquecento presenti in Sardegna, è arrivata al 65 per cento. E l’astensione dal lavoro durerà ancora due giorni.

Anche se il problema è nazionale, i benzinai sardi hanno deciso di iniziare a protestare da soli in pieno agosto. Sono molto agguerriti. E organizzati. Questa mattina si sono ritrovati in via Roma, in pieno centro a Cagliari, indossando magliette rosse con la scritta “Schiavi del caporalato petrolifero“. I gestori sono arrivati da tutte le parti dell’isola, anche da Sassari e Alghero. Disagi e giornate di lavoro perse per sollevare un problema che rischia di tagliare le gambe alle attività.

“I nostri guadagni – spiega Adele Cireddu, che gestisce un distributore a San Vito, a una cinquantina di chilometri dal capoluogo – ormai si stanno dimezzando e sono ridotti in media a 2,7 centesimi lordi al litro. Ma c’è anche chi guadagna solo un centesimo”. In soldoni, denuncia un altro gestore, stiamo “lavorando per 25 euro al giorno“. C’è anche chi dice di non riuscire ad arrivare a mille euro al mese. I benzinai hanno marciato sotto i portici di via Roma con uno striscione in mano per poi puntare dritti verso il Consiglio regionale: nessun appuntamento con i rappresentanti del palazzo. Ma lungo la strada hanno parlato con il sindaco di Cagliari, Paolo Truzzu, e incassato la sua solidarietà. “Serve una riforma del settore e l’introduzione di norme che permettano ai liberi imprenditori di slegarsi dai vincoli troppo stretti delle compagnie petrolifere – ha detto il deputato di Fdi Salvatore Deidda – il rischio è la chiusura di centinaia di impianti, in special modo nelle zone più svantaggiate della Sardegna”.

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